sabato, aprile 26, 2008

Guardie mediche, quanti morti la Dirindin vuole avere sulla coscienza?

“La Giunta regionale ritiri immediatamente la delibera 53/7 dello scorso 27 dicembre, con cui dispone il dimezzamento delle guardie mediche sul territorio isolano e del personale in esse impiegato”: lo chiedono i consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Mario Diana e Antonello Liori, che lanciano un appello alle forze sociali e ai cittadini delle zone interessate dai tagli al servizio di emergenza affinché si oppongano alla decisione dell’esecutivo.

“La delibera è un ciclone che minaccia di abbattersi sulle zone interne della Sardegna, quelle con il più alto tasso di spopolamento e con le maggiori difficoltà per gli spostamenti”, spiegano i due consiglieri. “Un gran numero di cittadini, soprattutto anziani, si ritroverà materialmente impossibilitato a raggiungere i presidi di guardia medica, mentre i medici in servizio dovranno coprire un territorio più ampio e pertanto non riusciranno a soddisfare tempestivamente tutte le richieste di interventi domiciliari. Qui non si parla soltanto dell’ennesima emergenza occupazionale che andrà ad investire l’Isola, la quale dovrà farsi carico di quattrocento nuovi disoccupati, cittadini sardi che perderanno il lavoro perché così ha deciso il governo regionale, ma della soppressione dell’assistenza sanitaria di emergenza in una vastissima parte della Sardegna”.

“E’ bene allora dire chiaramente come stanno le cose, senza facili edulcoramenti che farebbero comodo soltanto a chi vuole schivare le responsabilità delle proprie decisioni”, concludono Diana e Liori. “Ci sono delle persone che moriranno per colpa di questa delibera. Poche o tante, non ha alcuna importanza: adottando il piano di riordino delle guardie mediche, la giunta regionale ed in particolare l’Assessore alla Sanità, Nerina Dirindin, stanno mettendo in pericolo la vita stessa dei sardi. Per questo saremo al fianco di chiunque voglia opporsi a una decisione così irresponsabile per tutelare il diritto all’assistenza medica, soprattutto in situazioni di grave emergenza, riconosciuto dalla Costituzione italiana ma non dalla giunta Soru”.

mercoledì, aprile 23, 2008

Consorzi industriali, ‘privatizzato’ il parere di legittimità sulle direttive per la liquidazione

Per quali ragioni la Giunta regionale ha deciso di affidare ad uno studio legale privato il parere di legittimità sulle direttive per la liquidazione dei Consorzi industriali sovracomunali? E soprattutto, tale affidamento è legittimo? Lo chiede il consigliere regionale di Alleanza Nazionale, Mario Diana, in un’interrogazione all’Assessore regionale all’Industria, Concetta Rau. Le direttive sono state approvate dalla Giunta regionale lo scorso 18 aprile, in base a quanto stabilito dalla legge finanziaria regionale entrata in vigore ai primi di marzo.

La delibera del 18 aprile recita testualmente: “L’Assessore dell’Industria fa inoltre presente che, con nota datata 8 aprile 2008, prot. n. 524/08, lo Studio Legale Macciotta & Piseddu ha formulato un parere professionale in ordine alla regolarità e legittimità del testo delle direttive che si sottopone all’approvazione della Giunta regionale”. Il parere di legittimità sulla delibera, però, è stato espresso dal direttore generale dell’Assessorato all’Industria, così come previsto dalla legge regionale 31 del 1998.

Diana chiede dunque di sapere ai sensi di quale normativa si è ritenuto che il parere di legittimità sulle direttive potesse essere espresso da un soggetto esterno all’Amministrazione regionale, tenuto conto che le direttive sono parte integrante della delibera e dunque dovrebbero essere soggette alla stessa normativa. Inoltre, chiede se la Giunta ha richiesto un parere all’Ufficio Legale della Regione, sia sul merito delle direttive che sull’opportunità di richiedere il parere di legittimità dello Studio Legale Macciotta & Piseddu, e per quali ragioni il parere di legittimità sulle direttive non è stato espresso dal direttore generale dell’Assessorato all’Industria, al contrario di quanto accaduto per la delibera. Infine, considerato che la delibera fissa per i commissari liquidatori un compenso mensile pari al 60 per cento della retribuzione dei direttori generali dell’Amministrazione regionale e che la legge finanziaria non dà alcun mandato alla Giunta di prendere decisioni discrezionali sulla retribuzione dei commissari, il consigliere di Alleanza Nazionale chiede sulla base di quale normativa l’esecutivo ha ritenuto di poter fissare discrezionalmente il compenso e sulla base di quali ragioni è stato quantificato.



INTERROGAZIONE DIANA, con richiesta di risposta scritta, sulle direttive per le procedure liquidatorie dei Consorzi industriali soppressi ai sensi dell’art. 7, comma 38, della L.R. 5 marzo 2008, n. 3


Il sottoscritto,

PREMESSO che l’art. 7, comma 38, della L.R. 5 marzo 2008, n. 3 (legge finanziaria 2008), nel disporre lo scioglimento dei Consorzi industriali di interesse sovracomunale non provinciale, stabilisce che, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge stessa, la Giunta regionale avrebbe dovuto provvedere con propria deliberazione allo scioglimento degli organi dei Consorzi soppressi, alla nomina dei relativi commissari liquidatori e all’adozione delle direttive sui tempi e sulle modalità delle procedure liquidatorie;

CONSIDERATO che la Giunta regionale ha ottemperato al dettato del comma di cui sopra con Del. n. 23/17 del 18 aprile 2008;

PRESO ATTO che la delibera di cui sopra recita testualmente: “L’Assessore dell’Industria fa inoltre presente che, con nota datata 8 aprile 2008, prot. n. 524/08, lo Studio Legale Macciotta & Piseddu ha formulato un parere professionale in ordine alla regolarità e legittimità del testo delle direttive che si sottopone all’approvazione della Giunta regionale”;

VALUTATO che sulla delibera di cui sopra risulta regolarmente espresso il parere di legittimità del Direttore Generale dell’Assessorato regionale all’Industria, ai sensi dell’art. 24 della L.R. 13 novembre 1998, n. 31;

VERIFICATO che la stessa delibera attribuisce ai commissari liquidatori un compenso mensile pari al 60 per cento della retribuzione fissa e di posizione dei direttori generali dell’Amministrazione regionale;

SOTTOLINEATO che l’art. 7, comma 38, della L.R. n. 3/2008 non stabilisce che la Giunta regionale possa determinare discrezionalmente l’ammontare di tale retribuzione;


CHIEDE DI INTERROGARE

l’Assessore regionale all’Industria

affinché riferisca

  • Ai sensi di quale normativa si è ritenuto che il parere di legittimità sulle direttive per le procedure liquidatorie dei Consorzi industriali, parte integrante della Del. n. 23/17 del 2008 e pertanto soggette alla medesima normativa, potesse essere espresso da un soggetto esterno all’Amministrazione regionale;

  • Se sulle direttive di cui sopra e sull’opportunità che esse fossero sottoposte a un parere di legittimità espresso da un soggetto esterno all’Amministrazione è stato chiesto il parere dell’Ufficio Legale della Regione;

  • Per quali ragioni non è stato possibile, per il Direttore Generale dell’Assessorato regionale all’Industria, esprimere il proprio parere di legittimità sulle direttive, al contrario di quanto avvenuto con la delibera di cui esse sono parte integrante;

  • Ai sensi di quale normativa si è ritenuto che la Giunta regionale potesse fissare discrezionalmente il compenso mensile riconosciuto ai commissari liquidatori e sulla base di quali ragioni tale compenso è stato determinato.

martedì, aprile 22, 2008

Il Minuetto dei treni-bidone

E’ vero che la Regione ha acquistato altri sei treni Minuetto, oltre ai quattro già consegnati nei mesi scorsi? E qual è lo stato di operatività di questi ultimi? Lo chiedono i consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Mario Diana e Antonello Liori, in un’interrogazione all’Assessore regionale ai Trasporti, Sandro Broccia.

I due fanno riferimento ai quattro treni recentemente acquistati dalla Regione, i quali, si legge nell’interrogazione, “dovrebbero essere attualmente operativi sulla rete ferroviaria sarda”. Alla luce del fatto che “in altre Regioni italiane nelle quali sono in funzione, i treni Minuetto hanno evidenziato gravi problemi che ne hanno pesantemente condizionato l’operatività e che hanno richiesto l’investimento di ingenti risorse per interventi di riparazione e manutenzione straordinaria” e che “l’Amministrazione regionale ha più volte annunciato attraverso gli organi di informazione l’intenzione di acquistare altri sei treni Minuetto”, Diana e Liori chiedono a Broccia se i sei nuovi treni sono stati effettivamente acquistati e sono attualmente in possesso della Regione, “qual è il loro stato di operatività ed entro quale data si prevede che possano entrare in funzione sulla rete ferroviaria sarda”.

Inoltre, i due consiglieri vogliono sapere “qual è lo stato di operatività dei quattro treni Minuetto acquistati in precedenza”, se su di essi “sono stati eseguiti interventi di riparazione o manutenzione straordinaria a carico della Regione e, in caso affermativo, per quanto tempo i treni non sono stati in grado di operare”. Infine, si chiede “a quanto ammontano le risorse finora stanziate dalla Regione per l’acquisto dei treni Minuetto, per i relativi interventi di riparazione o manutenzione e per gli eventuali interventi di adeguamento della rete ferroviaria che si fossero resi necessari in seguito al loro acquisto”.



INTERROGAZIONE DIANA – LIORI, con richiesta di risposta scritta, sullo stato di operatività dei treni Minuetto recentemente acquistati dalla Regione


I sottoscritti,

PREMESSO che risultano recentemente acquistati dalla Regione Sardegna quattro treni del modello noto con il nome di Minuetto;

CONSIDERATO che tali treni dovrebbero essere attualmente operativi sulla rete ferroviaria sarda;

VALUTATO che in altre Regioni italiane nelle quali sono in funzione, i treni Minuetto hanno evidenziato gravi problemi che ne hanno pesantemente condizionato l’operatività e che hanno richiesto l’investimento di ingenti risorse per interventi di riparazione e manutenzione straordinaria;

SOTTOLINEATO che l’Amministrazione regionale ha più volte annunciato attraverso gli organi di informazione l’intenzione di acquistare altri sei treni Minuetto;


CHIEDONO DI INTERROGARE

l’Assessore regionale ai Trasporti

affinché riferisca

  • Se i sei treni Minuetto di cui sopra sono stati effettivamente acquistati e sono attualmente in possesso della Regione Sardegna;

  • Qual è il loro stato di operatività ed entro quale data si prevede che possano entrare in funzione sulla rete ferroviaria sarda;

  • Qual è lo stato di operatività dei quattro treni Minuetto acquistati in precedenza dalla Regione;

  • Se, su tali quattro treni, sono stati eseguiti interventi di riparazione o manutenzione straordinaria a carico della Regione e, in caso affermativo, per quanto tempo i treni non sono stati in grado di operare;

  • A quanto ammontano le risorse finora stanziate dalla Regione per l’acquisto dei treni Minuetto, per i relativi interventi di riparazione o manutenzione e per gli eventuali interventi di adeguamento della rete ferroviaria che si fossero resi necessari in seguito al loro acquisto.

mercoledì, aprile 09, 2008

La Regione difenda la scuola sarda dai tagli imposti dal governo ‘amico’

I consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Antonello Liori e Mario Diana, hanno presentato un’interrogazione all’Assessore regionale alla Pubblica Istruzione, Maria Antonietta Mongiu, per chiedere che la Regione si attivi per ottenere dal Ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, la rimodulazione dei tagli agli organici del personale docente, scongiurando così la perdita di 941 posti di lavoro e un netto ridimensionamento dell’offerta formativa della scuola sarda.

Nell’interrogazione si fa riferimento alla circolare del 1 febbraio scorso con cui Fioroni ha emanato disposizioni per la rideterminazione degli organici per l’anno scolastico 2008/2009, secondo i criteri di riduzione delle risorse impiegate nella Pubblica Istruzione stabiliti con la legge finanziaria nazionale. La circolare prevede, per la Sardegna, il taglio di 413 posti nella scuola primaria, di 178 posti in quella secondaria di I grado e di 350 posti in quella secondaria di II grado, per un totale di 941 posti di lavoro con la conseguente riduzione del numero delle classi scolastiche negli istituti dell’Isola, “in particolare”, si legge nell’interrogazione, “nei piccoli comuni delle zone interne”. “La perdita di un tale numero di posti di lavoro”, proseguono i due consiglieri, “si configurerà come una grave emergenza occupazionale per la Sardegna, che andrà a sommarsi alle numerose altre situazioni analoghe che colpiscono tutti i comparti economici e produttivi dell’Isola”. Inoltre, “un tale ridimensionamento dell’offerta scolastica non farà che incrementare l’alto tasso di spopolamento che già affligge i centri delle zone interne”.

Liori e Diana chiedono dunque all’Assessore quali conseguenze avranno i tagli sull’offerta formativa della scuola sarda e, in particolare, “quante classi saranno soppresse negli istituti scolastici dell’Isola, in quali istituti si avranno tali soppressioni e se è prevista la soppressione o l’accorpamento di interi istituti scolastici”. Infine, i due consiglieri chiedono che la Giunta regionale si attivi presso il Ministro per chiedere la revisione della circolare per quanto attiene alla Sardegna, “tenuto conto delle particolari condizioni di isolamento e spopolamento di numerosi piccoli comuni delle zone interne”.



INTERROGAZIONE LIORI – DIANA, con richiesta di risposta scritta, sulla rideterminazione degli organici scolastici in Sardegna


I sottoscritti,

PREMESSO che, con circolare del 1 febbraio 2008, il Ministero della Pubblica Istruzione ha emanato disposizioni per la rideterminazione degli organici scolastici, relativamente al personale docente, per l’anno scolastico 2008/2009, coerentemente con gli obiettivi di riduzione delle risorse impiegate nella Pubblica Istruzione di cui all’art. 2, comma 412, della L. 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria nazionale);

CONSIDERATO che la circolare di cui sopra, per quanto concerne la Sardegna, prevede le seguenti riduzioni dell’organico:

  • scuola primaria: da 6.406 a 5.993 (riduzione di 413 unità);

  • scuola secondaria di I grado: da 5.197 a 5.019 (riduzione di 178 unità);

  • scuola secondaria di II grado: da 7.875 a 7.525 (riduzione di 350 unità);

VALUTATO che tale rideterminazione comporta il taglio di 941 posti di lavoro tra il personale docente della scuola sarda e, conseguentemente, una riduzione del numero delle classi scolastiche negli istituti dell’Isola, in particolare nei piccoli comuni delle zone interne;

SOTTOLINEATO che la perdita di un tale numero di posti di lavoro si configurerà come una grave emergenza occupazionale per la Sardegna, che andrà a sommarsi alle numerose altre situazioni analoghe che colpiscono tutti i comparti economici e produttivi dell’Isola;

EVIDENZIATO che un tale ridimensionamento dell’offerta scolastica non farà che incrementare l’alto tasso di spopolamento che già affligge i centri delle zone interne;


CHIEDONO DI INTERROGARE

l’Assessore regionale alla Pubblica Istruzione

affinché riferisca

  • Quali saranno le conseguenze della rideterminazione dell’organico del personale docente sull’offerta formativa della scuola sarda e, in particolare, quante classi saranno soppresse negli istituti scolastici dell’Isola, in quali istituti si avranno tali soppressioni e se è prevista la soppressione o l’accorpamento di interi istituti scolastici;

  • Quali misure la Giunta regionale intende adottare presso il Ministro della Pubblica Istruzione al fine di ottenere la revisione della circolare sulla rideterminazione degli organici per quanto attiene alla Regione Sardegna, tenuto conto delle particolari condizioni di isolamento e spopolamento di numerosi piccoli comuni delle zone interne.

lunedì, aprile 07, 2008

Adeguamento Puc a Ppr, no a discriminazioni negli incentivi

No alle discriminazioni negli incentivi per l’adeguamento dei Piani urbanistici comunali al Piano paesaggistico regionale. I consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Antonello Liori e Mario Diana, presenteranno domani un’interrogazione all’Assessore regionale all’Urbanistica, Gianvalerio Sanna, per chiedere parità di trattamento per tutti i Comuni sardi che si impegnano a dotarsi degli strumenti di pianificazione urbanistica ai sensi delle norme vigenti.

I due consiglieri fanno riferimento ad una delibera della Giunta del 18 marzo, che stabilisce forme di incentivazione economica per i Comuni soggetti all’adeguamento obbligatorio dei Puc al Ppr che approvano gli strumenti urbanistici entro il 30 settembre o, in alternativa, entro il 31 dicembre (in questo caso l’incentivo è dimezzato). I due ricordano che la Giunta ha approvato nel maggio del 2006 il Ppr relativamente alla sola fascia costiera, mentre ancora non sono stati presentati i Piani relativi agli altri ambiti territoriali omogenei, “lasciando così una gran parte del territorio sardo priva di pianificazione paesaggistica”. Poiché soltanto i Comuni della fascia costiera sono soggetti all’obbligo di adeguamento dei Puc al Ppr e possono dunque godere delle incentivazioni regionali, “si viene così a creare una forma di disparità a tutto svantaggio di quei Comuni delle zone interne della Sardegna che stanno provvedendo a dotarsi di Puc, sostituendosi alla Regione di fatto inadempiente nei propri compiti di pianificazione paesaggistica adottando politiche virtuose orientate alla tutela dell’ambiente e del paesaggio”. Inoltre, la decisione della Giunta “non fa che dirottare le risorse stanziate verso i centri costieri sottraendole alle zone interne già ampiamente penalizzate dalle politiche della Regione”.

Liori e Diana chiedono perciò a Sanna “entro quale data prevede di sottoporre all’adozione della Giunta regionale il Ppr relativamente agli ambiti territoriali omogenei diversi da quello costiero” e cosa l’esecutivo intende fare per estendere le incentivazioni a tutti i Comuni sardi che provvedono a dotarsi del Puc. In alternativa, i due consiglieri chiedono alla Giunta di sospendere temporaneamente le incentivazioni, adottare nel più breve tempo possibile il Ppr relativamente agli ambiti omogenei oggi privi di pianificazione paesaggistica e successivamente estendere le incentivazioni a tutti i Comuni sardi soggetti all’obbligo di adeguamento dei Puc.



INTERROGAZIONE LIORI – DIANA, con richiesta di risposta scritta, sulle incentivazioni ai Comuni per l’elaborazione dei Piani urbanistici comunali in adeguamento al Piano paesaggistico regionale


I sottoscritti,

PREMESSO che, con Del. n. 18/20 del 18 marzo 2008, la Giunta regionale ha adottato forme di incentivazione per i Comuni soggetti all’obbligo di adeguamento dei Piani urbanistici comunali al Piano paesaggistico regionale che ottemperano a tale obbligo tempestivamente, fissando due limiti temporali al 30 settembre e al 31 dicembre pp.vv. entro i quali i Comuni dovranno provvedere a depositare i Puc approvati presso la direzione generale della Pianificazione urbanistica territoriale e Vigilanza edilizia per la verifica di coerenza al fine di poter godere delle incentivazioni;

CONSIDERATO che, con Del. n. 22/3 del 24 maggio 2006, la Giunta regionale ha provveduto ad adottare il Ppr relativamente al primo ambito territoriale omogeneo, comprendente l’intera fascia costiera della Sardegna;

EVIDENZIATO che ne consegue che soltanto i Comuni ricadenti nella fascia costiera sono soggetti all’obbligo di adeguamento dei Puc e possono pertanto godere delle incentivazioni recentemente adottate dalla Giunta regionale;

SOTTOLINEATO che la Giunta regionale non ha ancora provveduto ad adottare il Ppr relativamente ai restanti ambiti territoriali omogenei, lasciando così una gran parte del territorio sardo priva di pianificazione paesaggistica;

VALUTATO che si viene così a creare una forma di disparità a tutto svantaggio di quei Comuni delle zone interne della Sardegna che stanno provvedendo a dotarsi di Puc, sostituendosi alla Regione di fatto inadempiente nei propri compiti di pianificazione paesaggistica adottando politiche virtuose orientate alla tutela dell’ambiente e del paesaggio;

VALUTATO INOLTRE che la decisione della Giunta regionale di limitare le incentivazioni ai soli Comuni interessati dal Ppr vigente non fa che dirottare le risorse stanziate verso i centri costieri sottraendole alle zone interne già ampiamente penalizzate dalle politiche della Regione;


CHIEDONO DI INTERROGARE

l’Assessore regionale agli Enti locali, alle Finanze e all’Urbanistica

affinché riferisca

  • Entro quale data prevede di sottoporre all’adozione della Giunta regionale il Ppr relativamente agli ambiti territoriali omogenei diversi da quello costiero;

  • Quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di estendere le incentivazioni adottate per mezzo della Del. n. 18/20 del 2008 a tutti i Comuni sardi che provvedono a dotarsi di Puc;

  • In alternativa, quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di sospendere temporaneamente le incentivazioni di cui sopra, provvedendo ad adottare nel più breve tempo possibile il Ppr relativamente agli ambiti territoriali omogenei oggi privi di pianificazione paesaggistica e successivamente estendendo le incentivazioni ai Comuni dell’intero territorio regionale soggetti all’obbligo di adeguamento dei Puc al Ppr.

venerdì, aprile 04, 2008

Monti Nieddu, la Regione non resti a guardare

I consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Antonello Liori e Mario Diana, presenteranno nei prossimi giorni un’interrogazione all’Assessore regionale ai Lavori Pubblici, Carlo Mannoni, per chiedere che la Regione intervenga per cercare di sbloccare la situazione di stallo in cui si trovano i lavori per la realizzazione della diga di Monti Nieddu, che dovrebbe servire i comuni di Sarroch, Pula e Villa San Pietro. L’invaso dovrebbe servire la popolazione di una zona particolarmente esposta al problema della siccità, interessata da attività agricole “ritenute”, si legge nell’interrogazione, “di fondamentale importanza per l’economia regionale”, oltre che da “importanti insediamenti turistici” a causa dei quali la popolazione “tende a moltiplicarsi nei mesi estivi, durante i quali la carenza della risorsa idrica è maggiormente sentita”. L’opera è stata finanziata con 52 milioni di euro tra fondi di provenienza regionale e risorse Cipe, ma i lavori sono fermi ormai da oltre sei anni.

Nello scorso mese di gennaio si è concluso negativamente il tentativo di arbitrato intentato dal Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale, soggetto appaltatore dell’opera, e dalle imprese esecutrici, le quali chiedono al Consorzio il pagamento di una penale di 25 milioni di euro. “Appare molto probabile”, prosegue l’interrogazione, “in ragione dell’esito negativo dell’arbitrato, che il contenzioso in essere sia destinato a trasformarsi in una causa civile e dunque che si renda necessario attendere ancora per diversi anni prima che siano definitivamente chiarite le responsabilità del blocco dei lavori”.

Liori e Diana ricordano che Mannoni ha recentemente dichiarato alla stampa di ritenere opportuna una nuova gara di appalto, la quale comporterebbe la riprogettazione dell’opera e il suo ridimensionamento, “tale da renderla insufficiente a soddisfare le esigenze della popolazione che da essa dovrebbe essere servita ed antieconomica per le casse pubbliche”. Nello scorso mese di giugno, inoltre, nel corso di un’assemblea pubblica a Sarroch, Mannoni ha anticipato che di lì a pochi giorni la titolarità della diga sarebbe passata dal Consorzio di Bonifica all’Enas, l’ente regionale per la gestione delle acque.

I due consiglieri chiedono innanzitutto all’Assessore “entro quanto tempo prevede che si possa giungere alla ripresa dei lavori ed alla loro ultimazione” e “a quanto ammontano le risorse già spese per l’avvio dei lavori e a quanto quelle disponibili per il loro completamento”. Inoltre, chiedono per quali ragioni il Consorzio è ricorso all’arbitrato “pur sapendo che solo il pronunciamento unanime del collegio avrebbe portato all’immediata definizione del contenzioso e che pertanto le probabilità di un’ulteriore dilatazione dei tempi erano prevedibilmente elevate”, come si intende procedere in caso di nuova gara di appalto, “dal momento che non esiste alcuna sentenza che attribuisca la responsabilità del blocco dei lavori alle imprese esecutrici, verso le quali pertanto permangono gli obblighi stabiliti nel disciplinare di gara e che prevedibilmente intenterebbero una nuova azione legale chiedendo il sequestro cautelativo del cantiere” e se la Regione ha acquisito o no la titolarità della diga per mezzo dell’Enas. Infine, Liori e Diana chiedono che la Giunta regionale si impegni “al fine di farsi parte attiva nel tentativo di risolvere il contenzioso per vie più brevi di quelle prospettate favorendo il dialogo tra le parti in causa, anche al fine di evitare un ulteriore incremento dei costi per la collettività in termini di spese giudiziarie e per scongiurare la perdita dei finanziamenti”.



INTERROGAZIONE LIORI – DIANA, con richiesta di risposta scritta, sulle prospettive di realizzazione della diga di Monti Nieddu


I sottoscritti,


PREMESSO che, nello scorso mese di gennaio, si è concluso negativamente il tentativo di arbitrato posto in essere dal Consorzio di Bonifica della Sardegna meridionale e dalle imprese esecutrici relativamente ai lavori per la realizzazione della diga di Monti Nieddu, i quali risultano bloccati da almeno sei anni a causa di un contenzioso aperto dalle imprese esecutrici nei confronti del Consorzio con la richiesta del pagamento di una penale superiore ad Euro 25.000.000;

CONSIDERATO che appare molto probabile, in ragione dell’esito negativo dell’arbitrato, che il contenzioso in essere sia destinato a trasformarsi in una causa civile e dunque che si renda necessario attendere ancora per diversi anni prima che siano definitivamente chiarite le responsabilità del blocco dei lavori;

VALUTATO che l’Assessore regionale ai Lavori Pubblici ha recentemente dichiarato agli organi di informazione che sarà necessario valutare la possibilità di procedere ad una nuova gara di appalto, ipotesi che prolungherebbe ulteriormente l’attesa prima che la diga possa essere effettivamente realizzata e che comporterebbe un ridimensionamento dell’invaso tale da renderlo insufficiente a soddisfare le esigenze della popolazione che da esso dovrebbe essere servita ed antieconomico per le casse pubbliche;

RILEVATO che lo stesso Assessore regionale ai Lavori Pubblici, nel corso di un’assemblea pubblica tenutasi a Sarroch nel mese di giugno dello scorso anno, ha dichiarato che, di lì a pochi giorni, la titolarità della diga di Monti Nieddu sarebbe passata dal Consorzio di Bonifica alla Regione con la costituzione dell’ente strumentale per la gestione delle acque;

SOTTOLINEATO che l’ente di cui sopra, attualmente denominato Ente Acque della Sardegna, è stato costituito per mezzo della L.R. 6 dicembre 2006, n. 19, con la denominazione di Ente per le Risorse Idriche della Sardegna;

VERIFICATO che per la realizzazione della diga di Monte Nieddu è stata stanziata la somma di Euro 52.000.000 tra fondi di provenienza regionale e risorse Cipe;

SOTTOLINEATO che la diga di Monte Nieddu dovrebbe servire la popolazione di un’area della Sardegna sud-occidentale, particolarmente esposta al problema della siccità, che comprende i comuni di Sarroch, Pula e Villa San Pietro, nei cui territori sono presenti, oltre ad attività agricole ritenute di fondamentale importanza per l’economia regionale, importanti insediamenti turistici e la cui popolazione pertanto tende a moltiplicarsi nei mesi estivi, durante i quali la carenza della risorsa idrica è maggiormente sentita;


CHIEDONO DI INTERROGARE

l’Assessore regionale ai Lavori Pubblici

affinché riferisca

  • Entro quanto tempo prevede che si possa giungere alla ripresa dei lavori ed alla loro ultimazione;

  • A quanto ammontano le risorse già spese per l’avvio dei lavori e a quanto quelle disponibili per il loro completamento;

  • Per quali ragioni il Consorzio di Bonifica ha ritenuto di affidarsi al giudizio di un collegio arbitrale, pur sapendo che solo il pronunciamento unanime del collegio avrebbe portato all’immediata definizione del contenzioso e che pertanto le probabilità di un’ulteriore dilatazione dei tempi erano prevedibilmente elevate;

  • Come si intende procedere nel caso in cui si decidesse di bandire una nuova gara d’appalto, dal momento che non esiste alcuna sentenza che attribuisca la responsabilità del blocco dei lavori alle imprese esecutrici, verso le quali pertanto permangono gli obblighi stabiliti nel disciplinare di gara e che prevedibilmente intenterebbero una nuova azione legale chiedendo il sequestro cautelativo del cantiere;

  • Se non ritiene che, proponendo una nuova progettazione dell’opera, si stia implicitamente convenendo sulle posizioni delle imprese esecutrici, le quali ritengono inadeguato il progetto originale;

  • Se la Regione ha acquisito la titolarità della diga per il tramite dell’Enas;

  • Quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di farsi parte attiva nel tentativo di risolvere il contenzioso per vie più brevi di quelle prospettate favorendo il dialogo tra le parti in causa, anche al fine di evitare un ulteriore incremento dei costi per la collettività in termini di spese giudiziarie e per scongiurare la perdita dei finanziamenti.

martedì, aprile 01, 2008

Nuove guardie forestali, merito non solo della maggioranza

“Apprendiamo dai telegiornali locali che l’assunzione delle nuove guardie forestali che hanno giurato stamani nella nuova sede del Corpo Forestale, nell’edificio Sali Scelti delle Saline di Stato di Cagliari, sarebbe merito esclusivo di due esponenti di spicco del Partito Democratico sardo, uno dei quali candidato alle elezioni politiche”, dichiarano i consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Mario Diana e Antonello Liori. “E’ pertanto doveroso precisare che le assunzioni sono state sbloccate da una finanziaria regionale, quella per il 2007, approvata dall’Assemblea e che, su ottantacinque consiglieri, appare a dir poco strano che due di essi siano sufficienti a costituire la maggioranza necessaria per l’approvazione di una legge”.

“E’ infatti innegabile”, proseguono i due consiglieri, “che l’assunzione delle nuove guardie forestali sia merito dell’intero Consiglio, con le forze di opposizione che si sono fattivamente impegnate affinché si potesse dare un impiego dignitoso e una prospettiva di vita a dei giovani che hanno dimostrato di meritare la divisa che indossano risultando idonei in un regolare concorso pubblico. L’impegno congiunto delle forze di maggioranza e minoranza ha consentito di raggiungere un risultato che rappresenta prima di ogni altra cosa un atto di giustizia nonostante le resistenze della Giunta regionale e in particolare del governatore Renato Soru, il quale anche oggi non si è lasciato scappare l’occasione per dimostrare quanto poco interesse nutra nei confronti della Guardia Forestale in generale e dei nuovi assunti in particolare guardandosi bene dal presenziare di persona alla cerimonia di giuramento”.

“Ci preme pertanto ricordare ai due esponenti del Pd e in particolare a colui che aspira a diventare deputato che esiste una legge sulla par condicio, voluta dal loro stesso schieramento politico, che dovrebbe indurli ad evitare di sfruttare giornalisti compiacenti per improbabili quanto illegittimi spot elettorali nei telegiornali”, concludono Diana e Liori. “Per quanto attiene alle testate giornalistiche, invece, ci aspettiamo che vogliano ripristinare immediatamente una corretta informazione sulla notizia, come richiederebbe quella par condicio che troppo spesso, nelle ultime settimane, stiamo vedendo ridotta a pretesto per censurare le iniziative politiche dell’opposizione e dare invece ampio spazio a quelle puramente propagandistiche dei candidati dei partiti di maggioranza”.

venerdì, marzo 28, 2008

Biennale dell’Artigianato, rifare il bando per dare spazio ai sardi

Rifare il bando di gara per l’organizzazione della XIX Biennale dell’Artigianato Sardo, modificando i criteri per la partecipazione in modo da garantire che i manufatti esposti siano davvero opere di artigianato sardo, dare spazio all’artigianato artistico e tradizionale e consentire la partecipazione degli artigiani ai diritti commerciali sulle opere: lo chiedono i consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Mario Diana e Antonello Liori, in un’interrogazione all’Assessore regionale all’Artigianato, Luisanna Depau.

La Biennale dovrebbe tenersi a Sassari, nel Museo Masedu, il prossimo autunno, stando a quanto riportato dal disciplinare di gara e da una successiva rettifica dettata dal cambio della sede, che in precedenza era stata indicata in quella storica del Padiglione dell’Artigianato. Con il trasferimento della rassegna sono stati posticipati i termini per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara per la sua organizzazione: dal 7 gennaio al 28 febbraio. Il disciplinare di gara fa riferimento all’esposizione di oggetti che abbiano il fine di “reinterpretare le esigenze del quotidiano” ma anche di “produzioni più squisitamente artistiche”, garantendo in ogni caso “la conservazione degli elementi stilistici coerenti con la tradizione dell’artigianato sardo”. Non è prevista, però, la possibilità di esporre manufatti ideati dagli stessi artigiani realizzatori: il disciplinare prevede che ciascun concorrente presenti almeno 150 manufatti, con l’indicazione separata dei designer che li hanno progettati e degli artigiani che li realizzeranno. Ciò, si legge nell’interrogazione, “di fatto sembra escludere del tutto l’artigianato artistico e tradizionale dalla partecipazione alla rassegna”. Inoltre, non sonno previsti criteri che permettano di identificare cosa può essere considerato artigianato sardo e cosa no, e non è prevista neppure l’attribuzione di un punteggio basato sull’attinenza dei manufatti con gli elementi stilistici propri dell’artigianato sardo.

Secondo il disciplinare, l’Amministrazione regionale diventerà proprietaria di tutte le opere e dell’esclusiva per lo sfruttamento dei diritti su di esse. L’intento della Regione “di ricavare un tornaconto economico” è “da apprezzare”, secondo i due consiglieri, ma la mancata partecipazione dei designer e degli artigiani sardi a tali diritti sottrae al sistema economico isolano “importanti risorse che potrebbero essere destinate a creare sviluppo ed occupazione”. Infine, Diana e Liori fanno notare come lo slittamento dei termini per la presentazione delle domande non sia coinciso con un analogo slittamento dei tempi della mostra che, stando all’avviso di rettifica, resta fissata per il prossimo autunno, dovrebbe durare almeno 45 giorni e concludersi entro il 31 dicembre.

I due consiglieri chiedono alla Depau perché l’organizzazione della Biennale non è stata affidata all’agenzia Sardegna Promozione, tra i cui compiti tale attività dovrebbe rientrare, e sollecitano l’intervento della Giunta regionale affinché lo svolgimento della gara sia interrotto e il disciplinare modificato prevedendo l’istituzione di un’apposita sezione riservata all’artigianato artistico e tradizionale, una clausola di esclusione che imponga di affidare la progettazione e la realizzazione dei manufatti a designer ed artigiani nati oppure residenti ed operanti in Sardegna e la rimodulazione del sistema di calcolo del punteggio di gara, in modo da premiare chi presenterà i manufatti più attinenti allo stile proprio dell’artigianato sardo. Inoltre, Diana e Liori chiedono la partecipazione di designer ed artigiani allo sfruttamento dei diritti commerciali sui manufatti e che la quota di tali diritti spettante alla Regione sia affidata a Sardegna Promozione. Infine, si chiede di posticipare la rassegna “per un tempo congruo per la sua organizzazione”, “anche e soprattutto alla luce della riapertura dei termini per la presentazione delle domande di iscrizione”.



INTERROGAZIONE DIANA – LIORI, con richiesta di risposta scritta, sul bando di appalto per lo studio, la progettazione e la realizzazione della XIX Biennale dell’Artigianato Sardo


I sottoscritti,


PREMESSO che

  • Con Determinazione del Direttore del Servizio Artigianato dell’Assessorato regionale al Turismo, Artigianato e Commercio n. 2061 del 29 ottobre 2007 è stata indetta una procedura aperta per l’affidamento in appalto dei servizi relativi allo studio, alla progettazione e alla realizzazione della XIX Biennale dell’Artigianato Sardo, con un importo a base d’asta di Euro 1.200.000;

  • Il disciplinare di gara relativo al bando di cui sopra prevedeva originariamente che la Biennale dovesse svolgersi nel Padiglione dell’Artigianato di Sassari e che i termini per la presentazione delle domande di partecipazione alla gara scadessero il 7 gennaio u.s.;

  • Con Determinazione del Direttore del Servizio Artigianato dell’Assessorato regionale al Turismo, Artigianato e Commercio n. 2446 del 22 dicembre 2007, il disciplinare di gara è stato rettificato per quanto concerne il luogo di svolgimento della mostra e i termini per la presentazione delle domande: la Biennale si terrà nel Museo Masedu di Sassari e la scadenza per la presentazione delle domande è stata posticipata al 28 febbraio u.s.;


CONSIDERATO che

  • Si riporta dal testo del disciplinare di gara: “La Regione [omissis] indice una procedura [omissis] con l’intento di stimolare le imprese artigiane ad ampliare le proposte produttive utilizzando le competenze acquisite, anche per offrire, laddove compatibili con la natura delle attività e dei loro manufatti, coerenti risposte alle esigenze della vita quotidiana. Infatti, nel corso del tempo si è andata affievolendo la principale caratteristica e funzione sociale dell’artigianato e dell’artigiano che, nel corso della storia, è stata quella di contribuire in maniera rilevante a risolvere i problemi concreti del vivere quotidiano per il singolo e per la comunità. In ogni caso, sia che il fine sia quello di reinterpretare le esigenze del quotidiano o che sia di offrire produzioni più squisitamente artistiche, la biennale dovrà assicurare una rappresentazione sinergica di arte e funzionalità associata ad alta qualità dei manufatti, garantendo al contempo la conservazione degli elementi stilistici coerenti con la tradizione dell’artigianato sardo”;

  • Se ne deduce che nell’organizzazione della Biennale dovrebbe essere previsto uno spazio adeguato non solo per gli artigiani che operano come meri realizzatori di oggetti ideati da terzi ma anche per l’artigianato artistico e tradizionale;


VERIFICATO che

  • Il disciplinare di gara prevede, tra i servizi in affidamento, la progettazione e la realizzazione di almeno 150 manufatti inediti destinati all’esposizione, progettati da designer qualificati, con l’indicazione degli artigiani cui sarà affidata la realizzazione delle opere;

  • Non è invece prevista la possibilità che alla Biennale siano esposti manufatti ideati dagli stessi artigiani realizzatori, il che di fatto sembra escludere del tutto l’artigianato artistico e tradizionale dalla partecipazione alla rassegna;

  • Non sono inoltre previsti criteri che consentano di definire per mezzo di parametri oggettivi se i manufatti possono essere considerati opere di artigianato sardo oppure no, dal momento che né ai designer, né agli artigiani indicati dai concorrenti è richiesto che risiedano ed operino stabilmente in Sardegna o che vi siano nati, così come nell’attribuzione del punteggio di gara non è prevista la valutazione dell’attinenza dei manufatti proposti con gli elementi stilistici propri dell’artigianato sardo;


VALUTATO che

  • Si riporta dal testo del disciplinare di gara: “L’Amministrazione diverrà proprietaria esclusiva di tutti i beni e servizi che verranno posti in essere in attuazione del contratto, ivi inclusi i diritti di sfruttamento in esclusiva delle opere e loro diffusione, senza che la ditta esecutrice possa vantare alcunché in merito”;

  • Si riporta inoltre: “La Regione Autonoma della Sardegna, Assessorato del Turismo, Artigianato e Commercio, acquista la proprietà esclusiva di tutto il materiale utilizzato per l’esecuzione del servizio e dei risultati del servizio stesso, di tutti i diritti che ne derivano, nonché la piena ed esclusiva proprietà delle opere stesse. L’aggiudicatario riconosce alla stazione appaltante il diritto pieno ed esclusivo allo sfruttamento delle proprietà come dianzi indicate”;

  • Sebbene sia da apprezzare l’intento perseguito dall’Amministrazione regionale di ricavare un tornaconto economico attraverso lo sfruttamento dei diritti sui manufatti esposti alla Biennale, è da rilevare come la mancata partecipazione dei designer e degli artigiani sardi a tali diritti sottragga al sistema economico isolano importanti risorse che potrebbero essere destinate a creare sviluppo ed occupazione;


ATTESTATO che

  • Il periodo di svolgimento della Biennale indicato nel disciplinare di gara è il prossimo autunno, per un periodo non inferiore a 45 giorni e con conclusione entro il 31 dicembre;

  • La rettifica apportata al disciplinare di gara, sebbene posticipi di oltre un mese e mezzo i termini per la presentazione delle domande di partecipazione, non sembra comportare un conseguente slittamento nel periodo di svolgimento della rassegna;


SOTTOLINEATO che

  • L’art. 7, comma 1, della L.R. 11 maggio 2006, n. 4, ha istituito l’agenzia governativa regionale Sardegna Promozione, con finalità di coordinamento e gestione delle attività di promozione economica e di sostegno della capacità di esportazione e penetrazione dei prodotti sardi nei mercati esterni;

  • L’art. 7, comma 3, della L.R. n. 4/2006 ha soppresso l’Istituto Sardo per l’Organizzazione del Lavoro Artigiano, affidandone a Sardegna Promozione le funzioni di promozione e commercializzazione dei prodotti dell’artigianato tipico, tradizionale ed artistico;


CHIEDONO DI INTERROGARE

l’Assessore regionale al Turismo, Artigianato e Commercio

affinché riferisca

  • Per quali ragioni l’organizzazione della XIX Biennale dell’Artigianato Sardo non è stata affidata all’agenzia governativa regionale Sardegna Promozione;

  • Per quali ragioni nel disciplinare di gara per l’affidamento dei servizi di organizzazione della Biennale non è stata prevista una sezione appositamente dedicata all’artigianato artistico e tradizionale;

  • Per quali ragioni non si è previsto di limitare la partecipazione alla rassegna esclusivamente ai manufatti progettati e realizzati, rispettivamente, da designer ed artigiani nati in Sardegna o ivi residenti ed operanti;

  • Per quali ragioni non si è previsto di attribuire una quota del punteggio di gara sulla base dell’attinenza dei manufatti proposti con gli elementi stilistici propri dell’artigianato sardo;

  • Per quali ragioni non si è ritenuto di far partecipare i designer e gli artigiani sardi realizzatori dei manufatti allo sfruttamento dei diritti sugli stessi;

  • Se si è ritenuto, in considerazione del cambio della sede espositiva, di prevedere lo slittamento della rassegna, in modo da consentire al soggetto aggiudicatore della gara un tempo congruo per la sua organizzazione;

  • Quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di interrompere lo svolgimento della gara di appalto in oggetto e consentire la riapertura dei termini per la presentazione delle domande di partecipazione in seguito all’inserimento delle seguenti modifiche nel disciplinare di gara:

    a) istituzione all’interno della mostra di un’apposita sezione riservata all’artigianato artistico e tradizionale;

    b) clausola di esclusione che imponga ai concorrenti di affidare la progettazione e la realizzazione dei manufatti proposti, rispettivamente, a designer ed artigiani nati in Sardegna o ivi residenti ed operanti;

    c) rimodulazione del sistema di calcolo del punteggio di gara, con previsione di una quota di punteggio da assegnarsi in base all’attinenza dei manufatti proposti con gli elementi stilistici propri dell’artigianato sardo;

    d) partecipazione dei designer e degli artigiani sardi realizzatori dei manufatti allo sfruttamento dei diritti sugli stessi;

    e) affidamento all’agenzia Sardegna Promozione della quota di sfruttamento dei diritti sui manufatti spettante alla Regione;

    f) posticipazione della rassegna per un tempo congruo per la sua organizzazione, anche e soprattutto alla luce della riapertura dei termini per la presentazione delle domande di iscrizione.

mercoledì, marzo 26, 2008

La Giunta snobba il Consiglio: ecco i numeri dello scandalo

“Sono 673 le interrogazioni rimaste senza una risposta nella tredicesima legislatura regionale”: la denuncia è dei consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Mario Diana e Antonello Liori. “I dati forniti dalla Presidenza del Consiglio parlano chiaro: nonostante il comma 1 dell’articolo 107 del Regolamento Consiliare imponga alla Giunta regionale di dare una risposta scritta entro 15 giorni dalla loro presentazione, ci sono interrogazioni depositate subito dopo l’insediamento dell’Assemblea, quasi quattro anni fa, che ancora non sono state prese in considerazione dall’esecutivo”.

“Il recordman dello snobismo nei confronti dei consiglieri”, proseguono i due, illustrando i dati riassunti nella tabella allegata, “è il governatore Renato Soru. Il fatto non stupisce più di tanto, visti gli atteggiamenti che è solito assumere nei confronti dell’Istituzione rappresentativa del popolo sardo. Stupiscono semmai le dimensioni della sua indisponibilità al confronto democratico: sono ben 307, infatti, le interrogazioni cui Soru si è guardato bene dal rispondere in questi quattro anni, comprese quelle riguardanti i conflitti di interessi propri e dello stuolo di super-consulenti introdotti in Regione, enti, agenzie ed Asl. Ai posti d’onore – si fa per dire – si piazzano l’Assessore all’Ambiente, Ciccitto Morittu, e quello alla Sanità, Nerina Dirindin, rispettivamente con 101 e 67 interrogazioni senza risposta. Per il primo verrebbe quasi da sorridere, visti i proclami ambientalisti sbandierati sempre ed ovunque (ma soltanto a parole) dal governatore. Per la seconda, invece, ci sarebbe da piangere, viste le condizioni di degrado in cui versa la sanità sarda anche a causa di una guida politica per nulla disponibile a confrontarsi con le esigenze di cittadini ed operatori che vengono espresse dai consiglieri in qualità di loro rappresentanti democraticamente eletti. Il che non sarebbe neppure il male peggiore, confronto a quello che fanno altri assessori che, nel rispondere alle interrogazioni di esponenti dell’opposizione, invece di fornire le spiegazioni e i dati richiesti si limitano a insultare sprezzantemente gli interroganti”.

“Senza contare”, concludono Diana e Liori, “che i dati non tengono conto delle tante interpellanze e mozioni che non vengono messe in discussione in Aula. Evidentemente, sono questi gli ideali di democrazia di Soru e del centrosinistra: nessun confronto, nessun dialogo ma solo una gestione monocratica del potere che costringe i cittadini a subire decisioni calate dall’alto in risposta a interessi che poco hanno a che vedere con quelli della collettività”.



Interrogazioni che non hanno ricevuto risposta al 21 marzo 2008



Presidente della Regione

307

Assessorato alla Difesa dell’Ambiente

101

Assessorato alla Sanità

67

Assessorato all’Agricoltura e Riforma Agro-pastorale

56

Assessorato agli Enti Locali, Finanze e Urbanistica

28

Assessorato ai Lavori Pubblici

25

Assessorato al Lavoro, Formazione Professionale, Cooperazione e Sicurezza Sociale

20

Assessorato alla Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport

16

Assessorato ai Trasporti

14

Assessorato alla Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio

13

Assessorato all’Industria

13

Assessorato agli Affari Generali, Personale e Riforma della Regione

6

Assessorato al Turismo, Artigianato e Commercio

5

Giunta regionale

2



Totale

673

venerdì, marzo 21, 2008

Un’altra Pasqua amara per la Sardegna. Grazie a Soru

“La Sardegna si prepara a celebrare un’altra Pasqua amara grazie alle scelte irresponsabili della giunta Soru. Anche il governatore, però, non potrà trascorrerla in tutta serenità, visto che sulla sua testa incombe l’ennesima impugnazione del bilancio regionale da parte del governo”, dichiarano i consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Mario Diana e Antonello Liori. “Mentre cresce il numero dei disoccupati nell’Isola senza che Soru dia l’impressione di preoccuparsene più di tanto, la Regione batte tutti i record quanto a dubbi di legittimità rilevati dall’Avvocatura dello Stato nel suo bilancio per il 2008”.

“Giova far notare che i rilievi di legittimità costituzionale individuati dall’Avvocatura sono stati ampiamente segnalati dal centrodestra durante la discussione della finanziaria in Consiglio regionale”, proseguono i due consiglieri. “I nostri emendamenti, però, che avevano lo scopo di riportare il bilancio regionale nei binari della legalità eliminando l’anticipazione delle entrate fiscali future, abrogando le tasse sul lusso e cassando lo scioglimento dei consorzi industriali, sono stati sdegnosamente respinti da una maggioranza di centrosinistra che ha scelto consapevolmente di farsi complice del suo leader nell’ennesima operazione legislativa spericolata che mette a rischio la tenuta delle casse pubbliche”.

“Come si può pensare, in un quadro simile, di dare all’economia sarda le risposte di cui necessita per uscire dalla stagnazione e riprendere a generare ricchezza e posti di lavoro?”, concludono Diana e Liori. “Fintanto che Soru e la sua maggioranza saranno impegnati a inventarsi operazioni di finanza creativa per fingere di risanare il bilancio della Regione, le risorse per l’economia sarda resteranno soltanto sulla carta, come dimostrano i dati drammatici sull’aumento della disoccupazione in Sardegna. Davanti a uno scenario come questo, possiamo solo augurarci che al governatore sia rimasto ancora quel briciolo di dignità necessario, preso atto della sua incapacità a dare delle risposte ai problemi dell’Isola, a indurlo a rassegnare immediatamente le dimissioni”.

martedì, marzo 18, 2008

Soru non si dimette? Peccato...

“Apprendiamo con rammarico l’annuncio che il governatore Renato Soru non si dimetterà”: lo dichiarano i consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Mario Diana e Antonello Liori, in seguito alla risposta data da Soru stamani, durante la presentazione dei candidati del Partito Democratico sardo per le elezioni politiche, alla domanda di un cronista sulle sue possibili dimissioni all’indomani delle elezioni. “Un rammarico”, spiegano, “dovuto soprattutto alle cose dette questa mattina dal segretario regionale del Pd, Antonello Cabras”.

“Secondo Cabras”, proseguono i due consiglieri, “sono tre le principali questioni su cui il governo Prodi ha dato alla Sardegna delle risposte concrete: le entrate fiscali, la costruzione del metanodotto Galsi e la riduzione delle servitù militari. E’ pertanto doveroso precisare alcune cose. L’effimero aumento delle entrate fiscali ottenuto dalla giunta Soru è insufficiente a compensare le risorse necessarie per le spese sanitarie e per il finanziamento dei trasporti, che la Regione si è impegnata ad accollarsi per intero in cambio delle maggiori entrate. Il gasdotto è nato grazie al governo Berlusconi e a una Giunta regionale di centrodestra. Quanto alla riduzione delle servitù militari, vorremmo capire a cosa si riferisce Cabras. Si tratta forse dell’addio degli americani a La Maddalena, deciso autonomamente dalla marina statunitense senza alcun intervento né di Soru, né di Prodi o del Ministro della Difesa sardo, Arturo Parisi? O si tratta forse del recente trasferimento alla Regione di immobili inutilizzati di proprietà del Demanio Militare, un atto dovuto secondo quanto recita lo Statuto speciale?”.

“Se è questo tutto ciò che la Sardegna è riuscita a ottenere in venti mesi di governo Prodi e in quasi quattro anni di giunta Soru”, concludono Diana e Liori, “c’è ben poco da stare allegri. Per questo ci rammarichiamo di venire a sapere che il governatore non si dimetterà: per la Sardegna si prospetta un altro anno gramo”.

giovedì, marzo 13, 2008

Sospensione del blocco del trasporto merci su rotaia, soddisfazione e cautela

I consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Mario Diana e Antonello Liori, esprimono una cauta soddisfazione per l’impegno che Trenitalia avrebbe assunto a sospendere il blocco del servizio di trasporto merci su rotaia da e per la Sardegna in attesa dell’esito del confronto con la Regione. “Se è vero che l’azienda si è impegnata a mantenere in funzione il servizio a pieno regime, e non soltanto in proroga per i trasporti già prenotati, fino al raggiungimento di un accordo con la Regione, si tratta senza dubbio di una notizia positiva”, commentano i due consiglieri, “anche se sarebbe utile sapere se la sospensione è da intendersi a tempo indeterminato o se è previsto un termine temporale trascorso il quale il blocco sarà confermato”.

“Intanto, sollecitiamo che venga messa subito in discussione la mozione presentata dai gruppi consiliari del centrodestra”, proseguono Diana e Liori, “in modo tale che il Consiglio regionale prenda una posizione, che auspichiamo unanime, su questa vicenda e dia alla Giunta i necessari indirizzi politici per la trattativa con Trenitalia. Sarà anche l’occasione per verificare come si è mosso finora l’esecutivo, visto che apprendiamo oggi dalle agenzie di stampa che sarà attivato immediatamente un tavolo di lavoro sulla condizione del servizio di trasporto merci, sulla sua riorganizzazione e sulla necessità del suo rilancio, il che sembra dimostrare che fino a oggi non è stato fatto nulla per tentare di scongiurare il blocco”.

“Speriamo che l’attivazione, per quanto tardiva, della Giunta regionale”, concludono i due consiglieri, “possa servire a impedire che sull’economia sarda, già sufficientemente disastrata, si abbatta l’ulteriore catastrofe della fine del trasporto merci su rotaia. Nel frattempo, vigileremo affinché il servizio sia prontamente ripristinato e mantenuto nella piena operatività intanto che procedono le trattative tra Trenitalia e la Regione”.

mercoledì, marzo 12, 2008

La Regione intervenga per salvare il gruppo Ortofrutticola Sarda

11 milioni di euro di fatturato annuo, 75 dipendenti e un indotto di 400 persone: sono i numeri del gruppo Ortofrutticola Sarda-Cooperativa Agronatura di Terralba, oggi sull’orlo della chiusura per l’impossibilità a riprogrammare i debiti con le banche. “Una realtà industriale come quella del gruppo Ortofrutticola Sarda”, dichiarano i consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Mario Diana e Antonello Liori, “non può essere abbandonata a se stessa. La Regione deve intervenire con la massima urgenza per evitare un danno senza precedenti che si abbatterebbe non solo sul personale delle due aziende ma anche su un vasto indotto che va dagli agricoltori che ad esse conferiscono agli autotrasportatori che operano sul territorio”.

Le due aziende hanno contratti principalmente con la grande distribuzione, metà dei quali nel continente e all’estero, e per il 6 per cento circa con tre negozi al dettaglio aperti nell’ultimo anno. “Il gruppo”, spiegano i due consiglieri, “si trova a fare i conti, oltre che con le conseguenze delle varie calamità che si sono susseguite nel corso degli anni (siccità, virosi, aumento dei prezzi delle materie prime e dei costi di trasporto), con le rigide direttive Basilea 2 sul credito che rischiano di affossarlo definitivamente”. L’erogazione di un mutuo bancario di 1.400.000 euro, concesso a fronte di una richiesta di 2.400.000 euro dopo un’istruttoria durata un anno, ha dato il via a una reazione a catena da cui sembra impossibile uscire: i programmi delle due aziende sono saltati, il rating è drasticamente peggiorato e le banche hanno cominciato a trattenere i bonifici a loro favore e a chiedere il rientro dalle linee di credito. L’intervento del consorzio di garanzia Sardafidi ha consentito la contrattazione di un piano di rientro nei confronti di uno degli istituti di credito, ma restano i problemi con tutti gli altri.

“Il gruppo Ortofrutticola Sarda è a un passo dal non riuscire più a onorare i propri impegni con le banche e dunque dal dover cessare l’attività, il che comporterebbe un danno gravissimo per l’agricoltura sarda in generale e dell’Oristanese in particolare”, concludono Diana e Liori. “Per salvarlo basterebbe che la Regione intervenisse presso gli istituti di credito per agevolare la riprogrammazione dei debiti sul lungo periodo. Siamo certi che l’Assessore regionale all’Agricoltura, Franco Foddis, non farà mancare il suo impegno per salvare due aziende di un territorio che vede nell’agricoltura l’unica fonte di sviluppo immaginabile allo stato attuale”.

Lettera al presidente Fini sulle elezioni politiche

Caro Gianfranco,


nonostante i vari tentativi di contatto telefonico andati a vuoto, sento il dovere di rappresentarti con la presente il profondo rammarico per il trattamento che si sta riservando alla Federazione che ho il piacere di rappresentare. Quando parlo di Federazione, parlo di una Federazione che negli ultimi dieci anni – da quando, cioè, io decisi di abbandonare il mondo dell’impresa per dedicarmi alla politica – ha stravinto tutte le competizioni elettorali eleggendo me a presidente della Provincia nel quinquennio 2000-2005 (unico presidente eletto al primo turno in Italia) ed eleggendo successivamente Antonio Barberio a sindaco di Oristano – risultati che sono stati confermati nelle elezioni successive, sia alla Provincia che al Comune ed eleggendo inoltre me come consigliere regionale. Oltre il 50 per cento dei Comuni della Provincia è amministrato da coalizioni di centrodestra in cui Alleanza Nazionale ricopre un ruolo determinante. Alle ultime elezioni politiche del 2006, Alleanza Nazionale ha ottenuto il risultato più alto tra tutte le Province della Sardegna e il quinto assoluto in Italia. Tutto ciò non è stato evidentemente sufficiente per far sì che la Provincia di Oristano, ma la Sardegna intera, potesse essere rappresentata da un esponente del territorio. Se tale situazione può apparire comprensibile per me, altrettanto non posso garantire per quanto riguarda i nostri elettori, i quali ricorderanno con quale veemenza ci siamo e mi sono opposto a che il governatore Renato Soru importasse assessori e alti dirigenti dal continente quando si troveranno a dover scegliere delle liste in cui figurano esponenti di indiscutibile valore ma privi di alcun legame con la Sardegna. Dispiace certamente tale trattamento, che riteniamo di non meritare soprattutto perché non motivato; spero non sia da ricondurre al fatto che io non ho seguito la via delle componenti interne.


Con immutata stima personale, ti saluto

Is Arenas, sulla stampa indiscrezioni inesatte e dannose

“Ho letto con grande preoccupazione le indiscrezioni apparse oggi sui quotidiani in merito al progetto residenziale-alberghiero in corso di realizzazione nel campo di golf di Is Arenas”, dichiara il consigliere regionale Mario Diana, presidente della Federazione di Oristano di Alleanza Nazionale. “La preoccupazione è dovuta soprattutto alle gravissime inesattezze riportate dalla stampa, tali da generare un’immagine distorta dei fatti trattati fino al loro totale travisamento. I presunti scoop giornalistici su Is Arenas sembrano quasi celare la volontà di stroncare sul nascere lo sviluppo turistico dell’Oristanese, mettendo in fuga gli investitori a tutto vantaggio di altri territori della Sardegna pronti ad accoglierli a braccia aperte”.

“Dopo aver visionato l’intera documentazione relativa ai fatti riportati sui quotidiani, ritengo necessario”, prosegue Diana, “chiarire gli aspetti più marcatamente inesatti. Innanzi tutto, l’area in cui sorgono le ville in fase di realizzazione risulta totalmente al di fuori del Sito di Interesse Comunitario e i lavori sono stati regolarmente autorizzati in seguito al mancato accoglimento del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica presentato da due associazioni ambientaliste. Non vi è stata alcuna sospensiva decretata dal Consiglio di Stato nel dicembre del 2004, come riportato sulla stampa: il 9 dicembre, per la precisione, su richiesta del presidente Carlo Azeglio Ciampi, il Consiglio di Stato ha espresso parere negativo sul ricorso, che il Presidente ha rigettato il 6 maggio del 2005. Trovo a dir poco stupefacente che, a distanza di quasi tre anni, il decreto del Presidente non sia stato ancora notificato ai ricorrenti. La procedura di valutazione di impatto ambientale è stata effettuata dalla Regione nel 2002 e ha dato esito positivo. Si parla poi di una presunta “mannaia della Commissione Europea” contro la Regione che non è stata capace di tutelare il Sic (non interessato dai lavori, ribadisco): come è possibile che gli ambientalisti, cui le Istituzioni italiane non notificherebbero neppure gli atti relativi ai loro ricorsi, siano in possesso di informazioni di prima mano dalla Commissione Europea non ancora in possesso né della Regione, né del Governo nazionale?”.

“Tanto interesse intorno al progetto immobiliare della Travel Charme Hotels & Resorts, che prima di scegliere Is Arenas ha preso in considerazione altre zone dell’Isola senza però riuscire ad accordarsi con le Istituzioni locali, rischia di far naufragare un’opportunità su cui l’Oristanese concentra gran parte delle sue aspettative di sviluppo turistico”, conclude Diana. “Non vorrei che dietro i presunti scoop si nascondesse la volontà di indurre la Travel Charme a riconsiderare i propri progetti, magari per convincerla ad accasarsi altrove. Spero, e sono certo che lo sperano anche i cittadini del territorio, che si tratti soltanto di un’incredibile coincidenza di grossolani errori da parte della stampa e che la vicenda possa essere chiarita nel più breve tempo possibile. A tal fine mi impegno a mettere a disposizione di chiunque fosse interessato i documenti in mio possesso, che sono comunque di dominio pubblico”.

martedì, marzo 11, 2008

Genoni, continua la protesta per l’inclusione nel Sarcidano

I consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Mario Diana e Antonello Liori, hanno presentato una nuova interrogazione all’Assessore regionale agli Enti locali, Gianvalerio Sanna (ne era stata presentata una analoga nello scorso mese di giugno), per chiedere che il Comune di Genoni, nelle more del Piano per il riordino degli ambiti territoriali ottimali che potranno costituirsi come Comunità montane o Unioni di Comuni, sia incluso nell’ambito del Sarcidano, come la Regione aveva inizialmente previsto, e non in quello dell’Alta Marmilla, come prevede invece l’ultima stesura del Piano.

L’interrogazione ricorda quanto sancito dalla L.R. n. 12 del 2005, secondo la quale “i Comuni individuano autonomamente gli ambiti territoriali e le forme, tra quelle previste dalla legge, per l’esercizio associato delle funzioni e dei servizi”, mentre il Piano “individua i caratteri territoriali degli ambiti adeguati per l’esercizio delle funzioni in forma associata, in considerazione della memoria storica e culturale dei territori e della conformazione delle regioni storiche della Sardegna”.

L’iter del primo schema di Piano si è concluso positivamente con l’inserimento di Genoni nell’ambito del Sarcidano, ma nel dicembre del 2006, in sede di approvazione definitiva del Piano, il Comune è stato invece inserito nell’Alta Marmilla. Nella risposta alla precedente interrogazione, l’Assessore ha spiegato che la decisione è dovuta alla volontà di mantenere gli ambiti territoriali ottimali entro i confini amministrativi delle Province, inserendo di conseguenza Genoni nell’ambito territoriale dell’Alta Marmilla, ricadente nella Provincia di Oristano, anziché in quello del Sarcidano, ricadente nella Provincia di Cagliari. Sanna ha inoltre puntualizzato che “al momento non si profila nessuna volontà modificatrice di tale Piano”. La risposta, secondo i due consiglieri, “risulta palesemente inadeguata a soddisfare le esigenze del territorio, oltre che antieconomica”, sia perché Genoni gestisce già diversi servizi in forma associata con gli altri Comuni del Sarcidano che perché tale territorio, con l’esclusione di Genoni, vedrebbe ridotta la sua popolazione e dunque “si troverebbe svantaggiato nei bandi per l’assegnazione di contributi regionali e fondi comunitari”.

“La protesta del territorio non accenna a venir meno”, riferisce l’interrogazione, “coinvolgendo sia le amministrazioni comunali dei centri del Sarcidano che la popolazione e i sindacati. Ciononostante, durante un incontro tenutosi nei giorni scorsi ad Ales, l’Assessore avrebbe confermato la volontà di non modificare il Piano, annunciando anzi agli amministratori comunali dell’Alta Marmilla l’imminente ingresso del Comune di Genoni nella loro Unione di Comuni”.

Diana e Liori chiedono dunque a Sanna che la Giunta regionale coinvolga maggiormente le amministrazioni comunali nella definizione degli ambiti territoriali ottimali “attraverso un processo di concertazione nel quale si tenga conto delle esigenze espresse dai territori” e che sia modificata la delibera di adozione del Piano, escludendo Genoni dall’Alta Marmilla e inserendolo nel Sarcidano.



INTERROGAZIONE DIANA – LIORI, con richiesta di risposta scritta, sull’inserimento del Comune di Genoni nell’ambito territoriale ottimale dell’Alta Marmilla


I sottoscritti,

PREMESSO che

  • L’art. 1, comma 1, della L.R. 2 agosto 2005, n. 12, in materia di comunità montane e unioni di Comuni, prevede che “i Comuni individuano autonomamente gli ambiti territoriali e le forme, tra quelle previste dalla legge, per l’esercizio associato delle funzioni e dei servizi”;

  • L’art. 2 della medesima legge stabilisce la procedura per l’adozione del Piano per il riordino degli ambiti territoriali ottimali, la cui approvazione definitiva spetta alla Giunta regionale in seguito a una procedura che dà ai Comuni l’iniziativa propositiva e che prevede l’espressione di pareri da parte del Consiglio delle Autonomie locali e della Commissione consiliare competente;

  • L’art. 2, comma 2, lettera a), della legge specifica che il Piano “individua i caratteri territoriali degli ambiti adeguati per l’esercizio delle funzioni in forma associata, in considerazione della memoria storica e culturale dei territori e della conformazione delle regioni storiche della Sardegna”;


CONSIDERATO che

  • Il 28 luglio 2006, l’Assessorato agli Enti locali ha comunicato al Comune di Genoni, in sede di predisposizione del Piano di cui sopra, la sua inclusione nell’ambito territoriale ottimale del Sarcidano, apparentemente accogliendo la richiesta unitaria presentata in tal senso da tutti i sindaci del Sarcidano, nella quale era evidenziato il percorso storico, culturale, sociale ed economico comune dei loro centri e dunque il soddisfacimento dei criteri di cui all’art. 2, comma 2, lettera a) della L.R. n. 12/2005;

  • Con Del. n. 42/18 del 4 ottobre 2006, la Giunta regionale ha adottato lo schema di Piano da sottoporre al parere del Consiglio delle Autonomie locali e della Commissione consiliare competente, confermando l’inclusione del Comune di Genoni nell’ambito territoriale ottimale del Sarcidano, quest’ultimo identificato anche come in possesso dei requisiti necessari per la costituzione in comunità montana;

  • Il 20 ottobre 2006 si è tenuta l’assemblea generale dei sindaci e dei Presidenti di Provincia per l’illustrazione dello schema di Piano, nel corso della quale non è stata mossa alcuna obiezione verso l’inserimento del Comune di Genoni nell’ambito territoriale del Sarcidano;


VALUTATO che

  • Con Del. n. 52/2 del 15 dicembre 2006, la Giunta regionale ha adottato in via definitiva il Piano per il riordino degli ambiti territoriali ottimali, inserendo il Comune di Genoni nell’ambito dell’Alta Marmilla;

  • Il 3 gennaio u.s., il sindaco del Comune di Genoni ha inviato una lettera all’Assessore regionale agli Enti locali, nella quale si chiedeva di rivedere la decisione della Giunta alla luce dei criteri previsti dalla L.R. n. 12/2005 per gli ambiti territoriali ottimali, nonché del fatto che i Comuni del Sarcidano già gestiscono in forma associata numerosi servizi quali la raccolta integrata dei rifiuti, lo sportello unico delle attività produttive, lo sportello unico catastale e il sistema bibliotecario, nell’ambito della disciolta comunità montana del Sarcidano-Barbagia di Seulo;

  • L’estromissione del Comune di Genoni dall’ambito territoriale del Sarcidano comporterebbe la sua esclusione dalla gestione associata dei servizi di cui sopra, con conseguenti maggiori spese a carico delle casse comunali e mancato rispetto del dettato e dello spirito della L.R. n. 12/2005;

  • Con deliberazione n. 2 del 25 gennaio 2007, approvata all’unanimità, il Consiglio comunale di Genoni ha richiesto, in deroga alla Del. n. 52/2 di cui sopra, l’inserimento del Comune nell’ambito territoriale ottimale del Sarcidano;

  • Con deliberazione n. 8 del 7 marzo 2007, approvata all’unanimità, il Consiglio comunale di Genoni ha aderito alla ricostituenda comunità montana del Sarcidano-Barbagia di Seulo;


SOTTOLINEATO che

  • Una precedente interrogazione, presentata dagli interroganti il 15 giugno 2007, ha ricevuto risposta il 6 settembre 2007;

  • Nella risposta all’interrogazione, l’Assessore regionale agli Enti locali ha confermato l’inserimento del Comune di Genoni nell’ambito territoriale del Sarcidano nella prima stesura del Piano e che successivamente si è ritenuto di mantenere gli ambiti territoriali ottimali entro i confini amministrativi delle Province, inserendo di conseguenza il Comune di Genoni nell’ambito territoriale dell’Alta Marmilla, ricadente nella Provincia di Oristano, anziché in quello del Sarcidano, ricadente nella Provincia di Cagliari;

  • Nella risposta, l’Assessore precisa inoltre che “al momento non si profila nessuna volontà modificatrice di tale Piano”;

  • Tale risposta risulta palesemente inadeguata a soddisfare le esigenze del territorio, oltre che antieconomica per le ragioni precedentemente esposte e per l’ulteriore conseguenza che ne deriverebbe con il decremento della popolazione residente nell’ambito territoriale del Sarcidano, il quale si troverebbe svantaggiato nei bandi per l’assegnazione di contributi regionali e fondi comunitari;

  • La protesta del territorio non accenna a venir meno, coinvolgendo sia le amministrazioni comunali dei centri del Sarcidano che la popolazione e i sindacati;

  • Ciononostante, durante un incontro tenutosi nei giorni scorsi ad Ales, l’Assessore regionale agli Enti locali avrebbe confermato la volontà di non modificare il Piano, annunciando anzi agli amministratori comunali dell’Alta Marmilla l’imminente ingresso del Comune di Genoni nella loro Unione di Comuni;


CHIEDONO DI INTERROGARE

l’Assessore regionale agli Enti locali

affinché riferisca

  • Quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di coinvolgere maggiormente le amministrazioni comunali nella definizione degli ambiti territoriali ottimali attraverso un processo di concertazione nel quale si tenga conto delle esigenze espresse dai territori;

  • Quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di modificare la Del. n. 52/2 del 15 dicembre 2006, escludendo il Comune di Genoni dall’ambito territoriale ottimale dell’Alta Marmilla e includendolo in quello del Sarcidano, in ottemperanza a quanto stabilito dalla L.R. n. 12/2005.

lunedì, marzo 10, 2008

Sicurezza sul lavoro, anche la Regione faccia la sua parte

La Regione ha la possibilità di operare concretamente nella sicurezza sul lavoro, adottando azioni di contrasto agli incidenti sempre più gravi e frequenti che riempiono le pagine della cronaca. Per questo, i consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Antonello Liori e Mario Diana, hanno presentato un’interrogazione all’Assessore regionale alla Sanità, Nerina Dirindin, per chiedere che ai tecnici dei servizi Spresal delle Aziende sanitarie locali siano riconosciute, come sta avvenendo nelle altre Regioni italiane, le opportunità previste dal nuovo Contratto collettivo nazionale del comparto Sanità, che prevede la possibilità di accedere a posizioni dirigenziali che oggi non sono accessibili. Scopo della proposta è motivare il personale, che svolge una funzione di primaria importanza nella prevenzione degli incidenti sui luoghi di lavoro.

I Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro, nati con la riforma sanitaria che ha attribuito alle Asl le competenze in materia di promozione e tutela della salute dei lavoratori, operano con personale sanitario e tecnico; i tecnici effettuano ispezioni nei luoghi di lavoro per verificare il rispetto delle normative in materia di sicurezza, in forza della qualifica di Ufficiali di Polizia Giudiziaria che viene loro rilasciata dai Prefetti. L’azione di prevenzione dei tecnici Spresal si traduce nell’apertura, nei confronti delle aziende che risultano non in regola, del procedimento penale e nella contestuale comminazione di una prescrizione che prevede gli interventi da effettuare per regolarizzare l’ambiente di lavoro e il termine temporale entro cui realizzarli: se allo scadere del termine l’azienda risulta in regola, il procedimento penale è automaticamente archiviato.

A fronte di una simile responsabilità, si legge nell’interrogazione, “da anni i tecnici lamentano un inquadramento contrattuale del tutto inadeguato”, situazione che “ha già portato a conseguenze tangibili, come il disagio e la disaffezione degli interessati, con il conseguente venir meno del coinvolgimento e del contributo dei tecnici alle elaborazioni che gli Spresal richiedono”. “Si tratta”, prosegue l’interrogazione, “di un patrimonio che l’Ente sta disperdendo, tenuto conto che oggi gran parte delle conoscenze e delle esperienze relative alla sicurezza sul lavoro, disciplina relativamente nuova e tuttora priva di referenti certi nelle istituzioni scolastiche ed universitarie, si trovano proprio nella Pubblica Amministrazione”. Negli Spresal “operano figure tecniche laureate inquadrate nel ruolo dirigenziale che, in molti casi, svolgono gli stessi compiti dei tecnici diplomati percependo, però, una retribuzione ben superiore”. Il nuovo Contratto “offre l’opportunità di garantire un idoneo riconoscimento professionale a tali operatori”.

Per questo, i due consiglieri chiedono alla Dirindin il riconoscimento ai tecnici “di nuove posizioni organizzative corrispondenti alle responsabilità che il lavoro da essi svolto implica”, come prevede il Contratto nel caso di “svolgimento di funzioni con assunzione diretta di elevata responsabilità”, aprendo così nuove prospettive di progressione di carriera. Infine, si chiede di ricollocare il personale Spresal in categorie dirigenziali “corrispondenti alla rilevanza, all’autonomia e alla complessità delle mansioni svolte” (nell’interrogazione si propone l’inserimento nella categoria DS) e di riconoscere, così come prevede la normativa nazionale, la funzione di direzione in materia di prevenzione.



INTERROGAZIONE LIORI – DIANA, con richiesta di risposta scritta, sul riconoscimento delle funzioni e delle responsabilità dei tecnici dei servizi Spresal delle Aziende sanitarie locali della Sardegna


I sottoscritti,


PREMESSO che


  • I Servizi di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (di seguito Spresal), nati con la riforma sanitaria che ha attribuito alle Aziende sanitarie locali le competenze in materia di promozione e tutela della salute dei lavoratori, operano con personale sanitario e tecnico;

  • L’attività dei tecnici Spresal consiste essenzialmente nell’analisi e nella ricostruzione dei cicli produttivi, nella valutazione degli ambienti di lavoro, nell’individuazione delle situazioni di rischio e nelle misure di prevenzione e protezione più idonee, nella verifica del rispetto delle leggi in materia e nell’effettuazione di inchieste per infortunio, il tutto anche attraverso funzioni di polizia giudiziaria esercitate in forza della qualifica di Ufficiale di Polizia Giudiziaria (di seguito Upg) che essi ricevono dai Prefetti ai sensi dell’art. 21, comma 3, della L. n. 833/1978;

  • La qualifica di cui sopra comporta una duplice serie di attribuzioni:

a) attribuzioni di polizia giudiziaria ordinarie, condivise con tutte le altre categorie di Upg: si tratta dell’attività vera e propria di polizia giudiziaria, così come prevista dal Codice di Procedura Penale, che consiste sostanzialmente nell’accertamento di fatti costituenti reato e nella segnalazione dei presunti colpevoli all’Autorità giudiziaria, all’interno, quindi, dell’ambito repressivo-penale;

b) attribuzioni di polizia giudiziaria speciali, caratteristiche ed esclusive dell’Upg in materia di igiene e sicurezza sul lavoro, volte a privilegiare non tanto la repressione dei reati e la punizione dei colpevoli quanto il raggiungimento di obiettivi di sicurezza, ritenendo questi ultimi l’interesse prioritario della collettività;


VALUTATO che

  • Il sistema, delineato dal D.Lgs. n. 758/1994, prevede in sintesi che l’organo di vigilanza, accertata la violazione, impartisca al contravventore un’apposita prescrizione, fissando il termine per la regolarizzazione e contestualmente, tramite notizia di reato, dando avvio al procedimento penale, il quale rimane obbligatoriamente sospeso e viene archiviato dal Pubblico Ministero, con estinzione automatica del reato, se il contravventore si attiene alle prescrizioni impartite e procede al pagamento di una sanzione amministrativa;

  • Il tal modo, il legislatore valorizza gli aspetti preventivi delle funzioni di Polizia Giudiziaria, innescando un processo fortemente segnato dalla capacità e dalla professionalità del singolo operatore, cui sono affidati non solo la discrezionalità tecnica del rilievo della contravvenzione ma anche quella dei contenuti della prescrizione, della definizione delle modalità dell’adempimento, dell’assegnazione di un termine temporale e dell’imposizione di eventuali misure urgenti per l’eliminazione o la riduzione del rischio in attesa della definitiva regolarizzazione;

  • Punto nodale del sistema è la ‘prescrizione’, istituto del tutto particolare nel nostro ordinamento giuridico: infatti, tra tutti gli organi di Polizia Giudiziaria dello Stato, è facoltà esclusiva degli Upg di nomina prefettizia operanti negli Spresal (neppure i Pubblici Ministeri possono impartirla) e chiamati a svolgere le funzioni di cui al D.Lgs. n. 758/1994;

  • Ne consegue per gli Spresal una struttura organizzativa anomala rispetto agli altri uffici e servizi delle Asl, in cui, parallelamente a un impianto organizzativo/gestionale di tipo gerarchico classico, convivono centri di autonomia decisionale rappresentati dai singoli operatori con qualifica di Upg, titolari di funzioni che costituiscono l’essenza stessa di gran parte dell’attività di prevenzione svolta dai Servizi;


SOTTOLINEATO che

  • I tecnici di vigilanza e ispezione operanti negli Spresal costituiscono una figura professionale con caratteristiche uniche all’interno del personale del comparto, in quanto:

a) adottano in piena autonomia atti a rilevanza esterna che incidono sulla sfera economica, giuridica e sociale dell’organizzazione produttiva della società, atti di cui si assumono la piena responsabilità;

b) in base al nuovo Testo Unico sulla Sicurezza nel Lavoro, il personale ispettivo vede inoltre riconosciuta la possibilità di adottare provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale in caso di accertate violazioni in materia di prevenzione; è da sottolineare il potere discrezionale che il personale vede riconosciuto dalla norma nell’applicazione del provvedimento di sospensione dell’attività, provvedimento che costituisce un’assunzione di responsabilità non indifferente nella valutazione degli elementi che sottendono all’atto;

c) assumono la qualifica di Upg solo a seguito di nomina da parte dei Prefetti;

d) ai sensi del D.Lgs. n. 758/1994, assumono funzioni e competenze specifiche: ricerca dei responsabili delle violazioni, elevazione delle prescrizioni con l’induzione a comportamenti atti a rimuovere le situazioni di rischio;

  • A fronte di tutto ciò, da anni i tecnici lamentano un inquadramento contrattuale del tutto inadeguato rispetto al ruolo ricoperto e all’attività svolta;

  • Tale situazione ha già portato a conseguenze tangibili, come il disagio e la disaffezione degli interessati, con il conseguente venir meno del coinvolgimento e del contributo dei tecnici alle elaborazioni che gli Spresal richiedono;

  • Si tratta di un patrimonio che l’Ente sta disperdendo, tenuto conto che oggi gran parte delle conoscenze e delle esperienze relative alla sicurezza sul lavoro, disciplina relativamente nuova e tuttora priva di referenti certi nelle istituzioni scolastiche ed universitarie, si trovano proprio nella Pubblica Amministrazione;

  • In una fase di tumultuosi cambiamenti nel mondo del lavoro, sia sul versante tecnologico e produttivo che su quello normativo (si veda, ad esempio, la continua produzione normativa a livello comunitario), non valorizzare il proprio personale significa operare una scelta di ridimensionamento del ruolo presente e futuro dei Servizi, nonché più in generale della qualità e del livello delle prestazioni che la Regione eroga attraverso le Asl;


CONSIDERATO che

  • Gli Spresal sono direttamente coinvolti nel raggiungimento degli obiettivi regionali assegnati alle Asl e costituenti base di valutazione per l’operato dei direttori generali;

  • Per il perseguimento dell’obiettivo di promozione e sicurezza negli ambienti di lavoro, così come recentemente richiamato dal Presidente della Repubblica, occorre un consistente sforzo organizzativo e culturale, così da giungere a realizzare, superando la sola azione repressiva, un modo nuovo di rapportarsi alle organizzazioni imprenditoriali e sindacali, alle imprese e ai lavoratori, impegno che ricade principalmente sui tecnici Spresal;

  • All’interno degli Spresal operano figure tecniche laureate inquadrate nel ruolo dirigenziale che, in molti casi, svolgono gli stessi compiti dei tecnici diplomati percependo, però, una retribuzione ben superiore;

  • Il nuovo Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Sanità offre l’opportunità di garantire un idoneo riconoscimento professionale a tali operatori;


CHIEDONO DI INTERROGARE

l’Assessore regionale alla Sanità

affinché riferisca

  • Se non ritiene ingiustificato, sia dal punto di vista giuridico che da quello economico, il mancato riconoscimento ai tecnici Spresal di nuove posizioni organizzative corrispondenti alle responsabilità che il lavoro da essi svolto implica;

  • Quali misure la Giunta regionale intende adottare affinché ai tecnici Spresal siano riconosciute:

a) nell’immediato, l’attribuzione della posizione organizzativa, in relazione al ruolo svolto e alle competenze acquisite, anche alla luce delle prospettive di progressione di carriera, soprattutto verticale, previste dal Ccnl del comparto vigente; il campo di applicazione del D.Lgs. n. 758/1994 sembra ben corrispondere allo “svolgimento di funzioni con assunzione diretta di elevata responsabilità” che caratterizza le posizioni organizzative di cui all’art. 20, comma 1, del Ccnl;

b) la ricollocazione del personale in oggetto in categorie contrattuali corrispondenti alla rilevanza, all’autonomia e alla complessità delle mansioni svolte, che si individuano specificamente nelle categorie DS di cui al Ccnl;

  • Quali misure la Giunta regionale intende adottare, ai sensi dell’art. 7, comma 2, della L. n. 251/2000, al fine di emanare norme di attribuzione della funzione di direzione relativamente alle attività specifiche dell’area professionale della prevenzione.