Visualizzazione post con etichetta Mozioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mozioni. Mostra tutti i post

giovedì, settembre 25, 2008

Mozione di censura all'assessore Foddis

Una mozione di censura nei confronti dell’assessore regionale all’agricoltura Foddis è stata presentata dai consiglieri del centrodestra in Consiglio regionale.

“Si tratta di una mozione di censura – ha detto il primo firmatario l’on. Diana (AN) – in quanto la nuova statutaria non prevede una sfiducia individuale”. La mozione dovrà essere discussa dal consiglio regionale non prima di 10 gg e non dopo i 20 giorni dalla presentazione. L’agricoltura sarda – ha affermato Mario Diana – attraversa la crisi più drammatica della storia dell’autonomia regionale. Gli agricoltori affrontano enormi problemi e il numero delle imprese e degli occupati del comparto è in costante calo. Davanti a tutto questo la giunta non spende gran parte dei fondi ordinari iscritti nel bilancio della Regione e, alla data del primo settembre, a fronte di uno stanziamento di oltre 217 milioni di euro ne sono stati impegnati oltre 128 milioni e spesi appena 81.234.836 milioni (pari al 37,29%). Per quanto riguarda i residui – ha detto Diana illustrando la mozione – su oltre 590 milioni in carico all’assessorato all’agricoltura ne risultano impegnati 475 milioni e spesi 316 milioni pari al 53,67% del carico complessivo. Dunque, per il centrodestra – ha affermato ironicamente Diana - il comportamento dell’assessore Foddis e del presidente Soru è “straordinario”. A peggiorare le cose il silenzio assoluto della giunta sull’ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale il 25 ottobre 2007 nel quale oltre a chiedere un organico progetto di rilancio complessivo del settore agricolo si affermava la necessità di attivare tutte le procedure per ottenere il riconoscimento dello stato di calamità naturale dovuto all’eccezionale siccità verificatasi a partire dalla tarda primavera scorsa. A questo si aggiunge che l’agenzia Laore ha dichiarato il totale fallimento dei 250 milioni di euro destinati al benessere animale. Davanti a questa situazione l’opposizione vuole spiegazioni che saranno fornite dall’esponente della giunta nelle prossime sedute del Consiglio regionale. “Questa mozione di censura – ha concluso Diana – è un avviso di sfratto per Soru e la sua giunta”. Il capogruppo dei Riformatori (Pierpaolo Vargiu) ha detto che l’agricoltura è lo specchio del fallimento di questa amministrazione regionale. In quattro anni di legislatura – ha sottolineato – nessun problema è stato risolto. Per Silvestro Ladu (Fortza Paris) la crisi non è mai stata così grave. Oggi è impossibile – ha affermato – per un’azienda stare sul mercato. Questa giunta regionale – per il capogruppo di Fortza Paris – deve andare a casa. Per Roberto Capelli (Udc) alle calamità naturali si aggiungono le calamità politiche di questa giunta. Con questa mozione il centrodestra vuole mettere alla prova la maggioranza vedere se ha più a cuore l’interesse dei sardi o la situazione interna. “In realtà – ha detto invece Giorgio La Spisa (F.I.) - si tratta di una mozione di censura all’intera giunta che ha fallito su tutti i fronti”. Per Ignazio Artizzu la mozione di censura era un atto dovuto per una giunta che non ha dato risposte e che non ha speso neanche la metà dei soldi che ha a disposizione. L’assessore Foddis – ha aggiunto – non è l’assessore degli agricoltori ma solo di alcuni: pochi e fortunati. (R.R.)



MOZIONE DIANA – ARTIZZU – LA SPISA – CAPELLI – VARGIU – LADU – LIORI – MORO – SANNA Matteo – AMADU – CHERCHI Oscar – CONTU – LICANDRO – LOMBARDO – PETRINI – PILERI – PITTALIS – RASSU – SANJUST – CAPPAI – CUCCU Franco Ignazio – LAI Renato – MARRACINI – MILIA – CASSANO – DEDONI – PISANO – GALLUS – MURGIONI – FARIGU – FLORIS Mario – RANDAZZO Alberto – RANDAZZO Vittorio, di censura all’Assessore all’Agricoltura e Riforma Agropastorale, ai sensi dell’art. 23, comma 1, della L.R.Stat. 10 luglio 2008, n. 1


PREMESSO che

  • L’agricoltura sarda attraversa la più drammatica crisi nella storia dell’autonomia regionale;

  • Gli agricoltori si trovano ad affrontare ogni giorno problemi enormi, potendo contare unicamente sulle loro forze;

  • Il numero delle imprese e degli occupati del comparto è in costante calo;

  • La capacità di penetrazione dei prodotti agroalimentari sardi sui mercati nazionali e internazionali è irrisoria, i costi di produzione sono altissimi, gli investimenti pubblici inesistenti quand’anche non si perdono a causa di una gestione irresponsabile delle risorse;

  • Essere colpiti da una calamità naturale o da una malattia delle piante o del bestiame significa, per agricoltori e allevatori, dover rinunciare per sempre all’attività;

  • Le campagne si spopolano, non nascono nuove imprese; il settore che dovrebbe e potrebbe trainare l’intera economia sarda, operando come volano di sviluppo per gli altri comparti economici, è a un passo dalla scomparsa e con esso lo sono le prospettive di sviluppo dell’intera Isola;

  • Senza l’apporto dell’agricoltura e della pastorizia, la Sardegna non potrà mai uscire dalle secche della stagnazione e della povertà;


CONSIDERATO che

  • Le risorse che la Regione investe nell’agricoltura e nella pastorizia sono ampiamente insufficienti e per giunta programmate male, tanto che solo una minima parte riesce ad arrivare a destinazione, mentre il resto si perde, va ad alimentare i residui nel bilancio regionale o, nel caso dei fondi comunitari, viene disimpegnato e riprogrammato dalla Commissione europea a vantaggio di altre regioni;

  • 73 milioni di euro sono andati persi nel giugno 2007 a causa del disimpegno dei fondi Feoga: 36 milioni di euro di fondi comunitari più le quote di cofinanziamento statali e regionali, che la Giunta regionale ha perso per non essere stata in grado di approvare le graduatorie dei bandi relativi alle misure Por 4.9 e 4.20 entro i termini prestabiliti;

  • Nei giorni scorsi, la Ragioneria Generale dello Stato ha recapitato alla Regione Sardegna un promemoria finalizzato a sollecitare la spendita dei fondi Por 2000-2006 entro il 31 dicembre p.v., stante il concreto rischio di riprogrammazione di un’ingente quantità di risorse;

  • In tali risorse, che ammontano complessivamente a circa Euro 730.000.000, ve ne sarebbe un’ampia parte destinata al comparto agricolo;


VERIFICATO che

  • La spendita dei fondi ordinari iscritti nel bilancio della Regione per il 2008 in capo all’Assessorato all’Agricoltura procede con grave ritardo;

  • Alla data del 1 settembre u.s., degli Euro 217.856.079 stanziati risultavano impegnati Euro 128.673.180 e spesi Euro 81.234.836, pari al 37,29 per cento degli stanziamenti;

  • Non lascia spazio all’ottimismo neppure la spendita dei residui: su Euro 590.106.174 in carico all’Assessorato all’Agricoltura, risultano impegnati Euro 475.324.260 e spesi Euro 316.709.397, pari al 53,67 per cento del carico complessivo;


VALUTATO che

  • L’Ordine del giorno n. 46 del Consiglio regionale, approvato il 25 ottobre 2007, il quale impegnava la Giunta regionale, tra l’altro:

a) a proporre, in tempi brevi, al Consiglio regionale un organico progetto di rilancio complessivo del settore agricolo che, valorizzando le produzioni agricole sarde, renda il settore finalmente competitivo con le altre realtà agricole sia nazionali che estere e assicuri agli agricoltori e agli operatori della filiera agro-alimentare il raggiungimento di redditi equi e adeguati livelli di vita economica e sociale;

b) ad attivare tutte le procedure necessarie al fine di ottenere il riconoscimento dello stato di calamità naturale dovuto all’eccezionale siccità verificatasi a partire dalla tarda primavera;

c) a prevedere nell’ambito del disegno di legge finanziaria per il 2008 idonee risorse finanziarie per il pagamento dei danni derivanti alle imprese agricole dalle numerose calamità naturali che hanno colpito la Sardegna negli ultimi anni;

è rimasto inattuato nonostante l’approvazione unanime da parte dell’Assemblea;

  • Anche per quanto concerne il comparto della pesca e dell’acquacoltura, le attenzioni dell’Assessore all’Agricoltura risultano inadeguate, come dimostra il recente bando relativo alla Misura 4.7, sottomisure B) Acquacoltura, C) Attrezzatura porti da pesca e D) Trasformazione e commercializzazione, per la cui copertura è stata stanziata la somma irrisoria di Euro 6.000.000 complessivi;

  • Tale stanziamento non solo risulta insufficiente a fronte delle necessità del comparto, ma inoltre non contribuisce certo a rendere più raggiungibile l’obiettivo della piena spendita delle risorse comunitarie su cui incombe il rischio del disimpegno automatico;


VISTI

  • La mancata attivazione da parte della Giunta regionale al fine di ottenere il riconoscimento dello stato di calamità naturale per la siccità che sta colpendo la Sardegna sin dall’inizio dell’anno;

  • La mancata presentazione dell’elenco delle aree vitivinicole non ammissibili al premio per l’estirpazione ai sensi del Regolamento (CE) n. 479 del 29 aprile 2008, che espone al rischio di estirpazione i vitigni storici e autoctoni;

  • Il maldestro tentativo di cedere l’azienda agricola di proprietà della Società Bonifiche Sarde S.p.A., sita nel territorio del Comune di Arborea, arenato dall’aprile del 2006 a causa di un procedimento farraginoso e dell’assoluta mancanza di trasparenza nelle procedure di gara;

  • L’indicazione di requisiti eccessivamente elevati per il riconoscimento delle Organizzazioni dei Produttori che, in particolar modo per quanto concerne il settore suinicolo, non tengono in alcun conto le reali dimensioni del comparto agricolo sardo;

  • L’eccessiva lentezza, dovuta a iter burocratici eccessivamente complessi, nell’erogazione dei contributi relativi a leggi di incentivazione regionali e nazionali, nonché alla progettazione integrata;

  • Il ritardo accumulato nell’attuazione della L.R. 8 agosto 2006, n. 13, che ha riformato gli enti agricoli regionali istituendo le agenzie Agris, Laore e Argea, che solo di recente hanno iniziato ad operare e che ancora non hanno raggiunto condizioni di operatività ed efficienza paragonabili a quelle degli enti disciolti;


DEDOTTO che

  • Quanto su riportato dimostra l’assoluta inadeguatezza dell’attuale Assessore regionale all’Agricoltura a farsi carico della soluzione dei numerosi e gravi problemi che affliggono i comparti di sua competenza, da quello agropastorale a quello della pesca;


IL CONSIGLIO REGIONALE

Ai sensi e per gli effetti dell’art. 23, comma 1, della L.R.Stat. 10 luglio 2008, n. 1, dichiara la censura all’Assessore regionale all’Agricoltura e Riforma Agropastorale.

venerdì, gennaio 25, 2008

Il Consiglio regionale si esprima sull’imminente blocco del trasporto merci su rotaia

La coalizione di centrodestra in Consiglio regionale presenterà all’inizio della prossima settimana una mozione urgente, con richiesta di convocazione straordinaria dell’Assemblea, per discutere dell’imminente disimpegno di Trenitalia dal trasporto merci su rotaia da e per la Sardegna e sul previsto trasferimento in altra sede degli scali ferroviari merci e passeggeri della città di Cagliari. Primo firmatario della mozione è il consigliere di Alleanza Nazionale, Mario Diana.

La mozione fa riferimento alla decisione comunicata da Trenitalia, che a partire dal 1 aprile non effettuerà più il collegamento merci da e per la Sardegna. Una decisione in controtendenza rispetto agli obiettivi della Regione, che nello schema di Piano regionale dei trasporti adottato dalla Giunta regionale nell’agosto scorso prevede il riequilibrio modale del trasporto merci, oggi sbilanciato a favore del trasporto su strada “più costoso e inquinante”, e che prevede ingenti investimenti per il rinnovo del parco macchine ferroviario per quanto riguarda il trasporto pubblico di passeggeri, la cui competenza sarà trasferita a breve dallo Stato alla Regione. Lo stop al traghetto che trasporta i vagoni merci “avrà ripercussioni pesanti sul tessuto economico isolano: le imprese che operano nello smistamento delle merci che giungono nell’Isola su rotaia sono destinate alla chiusura con evidenti ricadute sul versante occupazionale (si prevede la perdita di non meno di 300 posti di lavoro), le imprese sarde che necessitano di trasportare materiali e prodotti da e per il continente vedranno incrementare i costi del trasporto e anche i prezzi al dettaglio dei prodotti venduti sul mercato isolano subiranno aumenti generalizzati”. La mozione fa inoltre riferimento alla comunicazione giunta alle imprese che operano nello scalo merci di Cagliari, le cui attività dovrebbero essere trasferite a partire dal 1 febbraio nello scalo di Elmas, che non risulta dotato delle infrastrutture necessarie, né della viabilità adeguata al traffico di mezzi pesanti su gomma per la distribuzione a breve raggio delle merci.

L’opposizione chiede al Presidente della Regione, Renato Soru, e all’Assessore regionale ai Trasporti, Sandro Broccia, di riferire se nei recenti incontri avuti con i vertici di Trenitalia si è discusso dell’imminente cessazione del trasporto merci da e per la Sardegna, se hanno condiviso la decisione e se è confermato l’obiettivo del riequilibrio modale del trasporto merci a favore del trasporto su rotaia. Inoltre, chiede se sono confermati l’imminente chiusura dello scalo merci di Cagliari e il trasferimento delle attività ad Elmas, se è vero che il piazzale dello scalo merci sarebbe stato acquistato da un privato, se la Regione è stata contattata affinché l’area potesse essere trasferita al patrimonio regionale, quali possibilità di sviluppo urbanistico sono consentite nel piazzale e cosa si intende fare per dotare lo scalo di Elmas delle infrastrutture e dei servizi necessari a operare come scalo merci in sostituzione di quello del capoluogo. Si chiedono poi notizie relativamente allo scalo passeggeri di Cagliari: se è vero che dovrebbe essere trasferito in un’area intorno a viale Trieste, se l’area è già stata individuata e chi ne è proprietario, se la Regione è stata interpellata riguardo tale trasferimento e come si prevede di utilizzare la storica stazione di via Sassari una volta attivato il nuovo scalo.

Il centrodestra chiede che la Giunta si attivi presso il governo nazionale e Trenitalia affinché non solo non si arrivi alla cessazione del servizio di trasporto merci su rotaia da e per la Sardegna ma affinché esso sia potenziato; che si attivi, anche d’intesa con il governo nazionale, per riconoscere la continuità territoriale per le merci, con misure atte a ridurre i costi che privilegino il trasporto su rotaia e che assuma iniziative concrete finalizzate al riequilibrio modale del trasporto merci come previsto dal Piano regionale dei trasporti. Inoltre, chiede che l’esecutivo si attivi per evitare la chiusura dello scalo merci di Cagliari, se necessario acquistando il piazzale; qualora non fosse possibile, che sia realizzato un nuovo scalo merci nel territorio del Comune di Cagliari, in un’area da individuare d’intesa con l’amministrazione comunale. Infine, la minoranza chiede che lo scalo passeggeri sia mantenuto nella stazione di via Sassari e che sia attivata l’interconnessione con la stazione Arst di piazza Matteotti e con il porto.



MOZIONE DIANA – ARTIZZU – LA SPISA – CAPELLI – VARGIU – LADU – LIORI – MORO – SANNA Matteo – RASSU – LOMBARDO – CONTU – LICANDRO – SANJUST – PILERI – PETRINI – AMADU – CHERCHI Oscar – RANDAZZO Vittorio – CAPPAI – RANDAZZO Alberto – CUCCU Franco Ignazio – MILIA – PISANO – CASSANO – DEDONI – MURGIONI – GALLUS – FLORIS Mario – FARIGU, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio regionale ai sensi dei commi 2 e 3 dell’art. 54 del Regolamento consiliare, sul trasporto merci in Sardegna.


PREMESSO che

  • Tra gli obiettivi previsti dallo schema di Piano regionale dei trasporti adottato dalla Giunta regionale con Del. n. 30/44 del 2 agosto 2007 figura il riequilibrio modale del trasporto merci in Sardegna, nel quale oggi si rileva il netto predominio del trasporto su strada, più costoso e inquinante, rispetto a quello su rotaia;

  • Il Presidente della Regione e l’Assessore regionale ai Trasporti hanno recentemente raggiunto un accordo con il governo nazionale affinché tutte le competenze relative al trasporto pubblico locale, compreso quello ferroviario gestito da Trenitalia, siano trasferite alla Regione con un decreto legge di prossima approvazione;

  • Contestualmente a tale accordo, il Presidente della Regione e l’Assessore regionale ai Trasporti hanno annunciato ingenti investimenti nel settore ferroviario, in particolare per quanto riguarda il rinnovo totale del parco macchine operante nel trasporto pubblico di passeggeri;


CONSIDERATO che

  • Nei giorni scorsi, Trenitalia ha comunicato che l’unico collegamento navale merci su rotaia operante da e per la Sardegna cesserà il 1 aprile p.v.;

  • A partire da tale data, per le imprese sarde non sarà più possibile avvalersi del trasporto merci su rotaia e l’intero traffico merci della Sardegna sarà dirottato su strada;

  • Tale decisione avrà ripercussioni pesanti sul tessuto economico isolano: le imprese che operano nello smistamento delle merci che giungono nell’Isola su rotaia sono destinate alla chiusura con evidenti ricadute sul versante occupazionale (si prevede la perdita di non meno di 300 posti di lavoro), le imprese sarde che necessitano di trasportare materiali e prodotti da e per il continente vedranno incrementare i costi del trasporto e anche i prezzi al dettaglio dei prodotti venduti sul mercato isolano subiranno aumenti generalizzati;


SOTTOLINEATO che

  • La decisione assunta da Trenitalia pone fine a un lungo processo di ridimensionamento del servizio di trasporto merci su rotaia da e per la Sardegna;

  • Il numero dei traghetti operanti sulle rotte da e per l’Isola si è ridotto da sei fino all’unico mezzo attualmente operativo;

  • Dei dodici scali merci esistenti nella rete ferroviaria regionale, nove sono già stati chiusi e i tre restanti lo saranno in conseguenza del disimpegno di Trenitalia dall’attività di trasporto merci su rotaia;


VERIFICATO che

  • Alle imprese che operano presso lo scalo merci di Cagliari è stato comunicato che, a decorrere dal 1 febbraio p.v., lo scalo sarà chiuso e le attività che vi vengono svolte saranno trasferite presso lo scalo di Elmas;

  • A tutt’oggi, non risulta che lo scalo di Elmas sia dotato delle infrastrutture necessarie allo svolgimento delle attività attualmente in essere presso lo scalo merci di Cagliari, né della viabilità adeguata al traffico di mezzi pesanti su gomma per la distribuzione a breve raggio delle merci smistate o da smistare presso lo scalo;

  • La Regione ha in previsione la realizzazione di importanti progetti di natura immobiliare in aree prossime al piazzale dello scalo merci di Cagliari, come il polo degli uffici regionali che dovrebbe sorgere tra viale Trento, viale Trieste e via San Paolo, e il campus universitario che si sta progettando nell’ex semoleria di viale La Plaia;

  • Nella zona sono inoltre previsti interventi di natura immobiliare da parte di privati cittadini;


IL CONSIGLIO REGIONALE

impegna il Presidente della Regione e l’Assessore regionale ai Trasporti

a riferire

  • Se nei recenti incontri avuti con l’amministratore delegato di Trenitalia si è discusso della decisione assunta dalla società di disimpegnarsi dal trasporto merci su rotaia da e per la Sardegna a partire dal 1 aprile p.v.;

  • Se hanno condiviso tale decisione;

  • Se è da ritenersi confermato l’obiettivo del riequilibrio modale nel trasporto merci in Sardegna enunciato nello schema di Piano regionale dei trasporti adottato dalla Giunta regionale;

  • Se sono confermate le intenzioni che riguardano la chiusura dello scalo merci di Cagliari a partire dal 1 febbraio p.v. e il conseguente trasferimento delle attività che vi vengono svolte presso lo scalo di Elmas;

  • Se risponde al vero che il piazzale dello scalo merci di Cagliari sarebbe stato acquistato da un soggetto privato;

  • Se, prima di concludere tale transazione, il soggetto titolare del suddetto piazzale ha preso contatti con la Regione al fine di trasferire il bene al patrimonio regionale;

  • Quali possibilità di sviluppo urbanistico sono consentite, ai sensi del Piano paesaggistico regionale e del Piano urbanistico comunale, nel piazzale dello scalo merci di Cagliari;

  • Quali misure saranno poste in essere affinché lo scalo di Elmas sia dotato delle infrastrutture e dei servizi necessari allo svolgimento delle attività oggi svolte presso lo scalo merci di Cagliari;

  • Se risponde al vero che sarebbe inoltre previsto il trasferimento dello scalo passeggeri di Cagliari in un’area intorno a viale Trieste;

  • Se tale area risulta già individuata e, in caso affermativo, a chi appartiene la sua titolarità;

  • Se sono intercorse interlocuzioni tra l’amministrazione delle ferrovie e della rete ferroviaria dello Stato e la Regione relativamente a tale trasferimento, anche nell’ottica della prevista realizzazione del polo dell’Amministrazione regionale in un’area prossima a quella che dovrebbe ospitare il nuovo scalo passeggeri;

  • Quali utilizzi sono previsti per la storica stazione ferroviaria di Cagliari dopo il trasferimento dello scalo passeggeri;


impegna inoltre la Giunta regionale affinché

  • Si attivi con la massima celerità e decisione nei confronti del governo nazionale e dell’amministrazione di Trenitalia affinché non si giunga alla cessazione del trasporto merci su rotaia da e per la Sardegna e affinché questo sia potenziato con l’attivazione di nuove tratte e l’impiego di un numero maggiore di traghetti;

  • Attivi, anche d’intesa con il governo nazionale, opportune misure atte a ridurre i costi del trasporto merci da e per la Sardegna in regime di continuità territoriale, tenuto conto della condizione di svantaggio derivante dall’insularità, che privilegino il trasporto su rotaia rispetto a quello su strada;

  • Assuma iniziative concrete finalizzate al riequilibrio modale del trasporto merci, coerentemente con quanto previsto nello schema di Piano regionale dei trasporti adottato dalla Giunta regionale;

  • Si attivi con la massima celerità e decisione al fine di evitare la chiusura dello scalo merci di Cagliari e il trasferimento delle attività che vi hanno sede presso lo scalo merci di Elmas, se necessario acquistando il piazzale al fine di mantenere l’attuale destinazione d’uso;

  • Qualora ciò non fosse possibile, si attivi affinché sia realizzato un nuovo scalo merci nel territorio del Comune di Cagliari, in un’area dotata di infrastrutture e collegamenti viari adeguati da individuare di concerto con l’amministrazione comunale;

  • Nelle more del trasferimento alla Regione delle competenze sul trasporto pubblico locale, lo scalo passeggeri di Cagliari sia mantenuto presso la storica stazione ferroviaria di via Sassari e sia attivata l’interconnessione modale con la vicina stazione Arst di piazza Matteotti e con gli scali passeggeri e merci del porto di Cagliari.

mercoledì, novembre 14, 2007

Metano, la Regione si lancia nel business ma lascia fuori le aziende sarde

“Persa la partita della fornitura di metano a costi agevolati per i cittadini e le imprese sarde, il governatore Renato Soru si lancia nella speculazione”, denunciano i consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Mario Diana e Antonello Liori. “Un business da 600 milioni di dollari, in cui la Regione non avrà alcuna voce in capitolo al momento di fissare le tariffe praticate nell’Isola e che farà finire la fetta più ampia dei guadagni nelle tasche di un socio straniero che non reinvestirà neppure un centesimo in Sardegna: è questo, in estrema sintesi, il progetto che si cela dietro la costituzione della società mista tra la Regione e Sonatrach per la commercializzazione del metano algerino in Sardegna e non solo”.

“Quella che Soru si appresta a costituire con il colosso algerino si configura in tutto e per tutto come una società per la vendita del gas naturale in regime di libero mercato, che distribuirà qualcosa come 2 miliardi di metri cubi di metano l’anno, dei quali la Sardegna, pur mettendoci tutto l’impegno possibile, non riuscirà a consumare più di 400 milioni”, proseguono i due consiglieri. “Considerato che la quotazione attuale del gas naturale sui mercati internazionali è di 300 dollari per 1000 metri cubi, il calcolo è presto fatto: 600 milioni di dollari l’anno, con la Sonatrach, azionista di maggioranza, che incamererà la fetta più grossa senza reinvestire nulla nell’Isola, dal momento che la società ha quale unico scopo la commercializzazione del metano algerino. Perché la Regione non ha pensato di coinvolgere nella società una o più imprese sarde o quantomeno operanti in Sardegna, in modo tale che gli utili potessero essere reinvestiti nell’Isola?”.

“La mega-speculazione sul metano, però, non sarà a costo zero per le casse regionali”, concludono i due consiglieri. “Nonostante, con una delibera del giugno 2006, la Giunta avesse deciso di restare nel consorzio Galsi a patto che fosse questo a realizzare, dopo averlo progettato, il metanodotto Algeria-Sardegna-Italia, ora che Galsi ha affidato a Snam Rete Gas la realizzazione e la gestione dell’impianto, la Regione non sembra minimamente intenzionata a disimpegnarsi dal consorzio, che dovrà reperire complessivamente qualcosa come 2 miliardi di euro per finanziare la realizzazione dell’opera. Un investimento faraonico che non porterà alcun risparmio per gli utenti sardi e nessuna ricaduta per le aziende isolane”.



MOZIONE DIANA – ARTIZZU – LA SPISA – RANDAZZO Alberto – VARGIU – LADU – LIORI – MORO – SANNA Matteo – RASSU – LOMBARDO – CONTU – LICANDRO – SANJUST – PILERI – PETRINI – RANDAZZO Vittorio – CAPPAI – AMADU – CAPELLI – CUCCU Franco Ignazio – MILIA – PISANO – CASSANO – DEDONI – MURGIONI – GALLUS – FLORIS Mario – CHERCHI Oscar – FARIGU, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio regionale ai sensi dei commi 2 e 3 dell’art. 54 del Regolamento consiliare, sugli accordi relativi alla realizzazione del metanodotto Algeria-Sardegna-Italia e alla commercializzazione del metano in Sardegna


PREMESSO che

  • Il 29 gennaio 2003 è stata costituita la società Galsi S.p.A., nella quale la Regione Autonoma della Sardegna è presente con due quote azionarie, ciascuna pari al 5%, di proprietà rispettivamente della Sfirs S.p.A. e della Progemisa S.p.A.;

  • Scopo sociale della Galsi S.p.A. era, all’atto della costituzione, la realizzazione di uno studio di fattibilità per la realizzazione del metanodotto Algeria-Sardegna-Italia;


CONSIDERATO che

  • Con Del. n. 24/15 del 7 giugno 2006, la Giunta regionale si è impegnata a garantire la copertura finanziaria degli impegni di Sfirs e Progemisa nella Galsi e ha autorizzato le due società a mantenere inalterate le rispettive partecipazioni azionarie, in particolare in vista di un allora imminente aumento di capitale del consorzio;

  • Si legge nel testo della delibera di cui sopra: “E’ stato evidenziato come i soci che hanno concorso alla predisposizione del progetto di fattibilità del gasdotto potrebbero essere quelli più direttamente interessati a curarne anche la fase attuativa”;

  • Si legge inoltre nel testo: “Sulla base degli accordi che stanno maturando tra i soci, appare conveniente permanere nella compagine sociale solo nell’ipotesi in cui si intenda partecipare alla realizzazione dell’opera”;

  • La L.R. 29 maggio 2007, n. 2 (legge finanziaria per l’anno 2007), all’art. 24, comma 14, stanzia la somma di Euro 3.000.000 a favore della Sfirs, finalizzata alla sottoscrizione dell’aumento di capitale della Galsi;


VERIFICATO che

  • Il 7 novembre u.s., le società Galsi e Snam Rete Gas S.p.A. hanno sottoscritto un memorandum di intesa con cui si affida a quest’ultima la realizzazione del tratto italiano del metanodotto;

  • Stando a quanto riportato dalla stampa, la Galsi sarà responsabile dell’iter progettuale e autorizzativo dell’opera, mentre la Snam realizzerà e gestirà in proprio la condotta;


VALUTATO che

  • Quando sarà del tutto operativo, il metanodotto Algeria-Sardegna-Italia sarà in grado di trasferire 10 miliardi di metri cubi di metano l’anno;

  • I soci della Galsi hanno stipulato con la Sonatrach S.p.A., socio di maggioranza della Galsi e gestore dell’intero patrimonio metanifero algerino, contratti per la cessione di quote della fornitura annua di metano che transiterà nell’impianto;

  • Nella giornata di ieri, la Regione avrebbe reso noti i contenuti di un accordo sottoscritto circa due settimane orsono con la Sonatrach per la costituzione di una società mista per la commercializzazione in Sardegna di una quota del metano trasportato dalla condotta;

  • La Sonatrach non risulta in possesso di alcuna attività industriale nell’Isola in cui possa reinvestire gli ingenti utili derivanti dalla commercializzazione del gas naturale;


SOTTOLINEATO che

  • Solo assumendo una posizione maggioritaria nella compagine azionaria della società mista la Regione potrebbe contribuire a una politica tariffaria vantaggiosa nei confronti degli utenti sardi, i quali, viceversa, qualora fosse la Sonatrach a detenere il pacchetto di maggioranza, si troverebbero esposti alle oscillazioni dei prezzi determinate dai mercati internazionali;

  • Negli ultimi mesi si è verificato un forte rialzo del prezzo del petrolio, cui quello del metano è direttamente proporzionale, e non si prevede la possibilità di una sua contrazione né nel breve, né nel lungo periodo;


IL CONSIGLIO REGIONALE

impegna la Giunta regionale

a riferire

  • Se l’aumento di capitale della Galsi cui fanno riferimento la Del. n. 24/15 del 2006 e la L.R. n. 2/2007 si è concluso e se la Sfirs e la Progemisa vi hanno preso parte mantenendo inalterate le rispettive quote societarie;

  • Se, alla luce del memorandum siglato da Galsi e Snam, risultano verificate le condizioni per la permanenza delle società regionali nella compagine societaria di cui alla premessa della Del. n. 24/15 di cui sopra;

  • Come saranno suddivise le quote azionarie nella società mista che sarà costituita dalla Regione con la Sonatrach;

  • A quanto ammonta il quantitativo annuo di metano che sarà commercializzato in Sardegna dalla società mista;

  • A quanto ammonta l’impegno finanziario della Regione per la costituzione del capitale della società mista;

  • Di quanto le tariffe per la fornitura di metano ai cittadini sardi praticate dalla società mista saranno inferiori a quelle praticate dalle società private operanti sul mercato;

  • Quali clausole per la tutela dei cittadini sardi dalle oscillazioni dei prezzi del metano sui mercati internazionali saranno inserite nell’atto costitutivo della società mista;

  • Quali clausole a vantaggio delle cosiddette ‘industrie energivore’ sarde saranno inserite nell’atto costitutivo della società mista;

  • A quanto ammontano gli investimenti complessivi che la Regione ha effettuato, sta effettuando e prevede di effettuare relativamente alla progettazione e alla realizzazione del metanodotto e alla distribuzione del metano nell’Isola e a quanto ammonta il risparmio previsto per le famiglie sarde con l’entrata in funzione del metanodotto e la commercializzazione nell’Isola del metano algerino;


impegna inoltre la Giunta regionale

  • A fornire i testi completi del memorandum di intesa sottoscritto dalla Galsi con la Snam per la realizzazione del metanodotto e dell’accordo tra la Regione e la Sonatrach per la costituzione della società mista;

  • A cedere le quote azionarie detenute da Sfirs e Progemisa nella Galsi, essendo venute meno le condizioni per la permanenza nella società esplicitate nella premessa della Del. n. 24/15 di cui sopra;

  • A costituire una società mista, finalizzata alla commercializzazione in Sardegna del metano trasportato dal metanodotto Algeria-Sardegna-Italia, assumendo una quota azionaria di maggioranza e individuando quali soci di minoranza aziende sarde o comunque titolari di attività industriali in Sardegna;

  • A inserire nell’atto costitutivo della società mista clausole che garantiscano ai cittadini sardi la fornitura di metano a prezzi inferiori a quelli di mercato e con tariffe che non risentano delle oscillazioni del prezzo del petrolio;

  • A inserire nell’atto costitutivo della società mista clausole che garantiscano alle aziende sarde condizioni di accesso agevolato alle forniture di metano.

mercoledì, agosto 08, 2007

Crisi dell'agricoltura, Foddis si dimetta

MOZIONE DIANA – ARTIZZU – LA SPISA – RANDAZZO Alberto – VARGIU – LADU – LIORI – MORO – SANNA Matteo – RASSU – LOMBARDO – CONTU – LICANDRO – SANJUST – PILERI – PETRINI – RANDAZZO Vittorio – CAPPAI – AMADU – CAPELLI – CUCCU Franco Ignazio – MILIA – PISANO – CASSANO – DEDONI – MURGIONI – GALLUS – FLORIS Mario – CHERCHI Oscar – FARIGU, con richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio regionale ai sensi dei commi 2 e 3 dell’art. 54 del Regolamento consiliare, sulle gravissime inadempienze della Giunta regionale nei confronti del comparto agropastorale



PREMESSO che

  • L’agricoltura sarda attraversa la più drammatica crisi nella storia dell’autonomia regionale;

  • Gli agricoltori si trovano ad affrontare ogni giorno problemi enormi, potendo contare unicamente sulle loro forze;

  • Il numero delle imprese e degli occupati del comparto è in costante calo;

  • La capacità di penetrazione dei prodotti agroalimentari sardi sui mercati nazionali e internazionali è irrisoria, i costi di produzione sono altissimi, gli investimenti pubblici inesistenti quand’anche non si perdono a causa di una gestione irresponsabile delle risorse, essere colpiti da una calamità naturale o da una malattia delle piante o del bestiame significa, per agricoltori e allevatori, dover rinunciare per sempre all’attività;

  • Le campagne si spopolano, non nascono nuove imprese; il settore che dovrebbe e potrebbe trainare l’intera economia sarda, operando come volano di sviluppo per gli altri comparti economici, è a un passo dalla scomparsa e con esso lo sono le prospettive di sviluppo dell’intera Isola;

  • Senza l’apporto dell’agricoltura e della pastorizia, la Sardegna non potrà mai uscire dalle secche della stagnazione e della povertà;


CONSIDERATO che

  • Nella crisi del comparto agropastorale, i ritardi e le scelte sbagliate della Giunta regionale giocano un ruolo di primo piano, come dimostrano i diecimila agricoltori che il 20 marzo u.s. hanno paralizzato la città di Cagliari per un giorno intero con una manifestazione di protesta indetta dalle associazioni di categoria;

  • Quel giorno, il mondo dei campi chiedeva con forza delle risposte ai problemi vecchi e nuovi, ma gli impegni assunti dal Presidente della Regione e dall’Assessore regionale all’Agricoltura non hanno avuto alcun seguito;

  • Appare evidente che la linea politica della Giunta regionale in materia di agricoltura e allevamento va in direzione opposta rispetto agli interessi degli operatori del settore;

  • L’unico comparto legato all’agrozootecnia che gode di un sostegno da parte della Regione è quello cooperativistico, nel quale l’attuale Assessore all’Agricoltura ha conseguito brillanti risultati in qualità di dirigente;

  • Ciò non basta a giustificare un’Amministrazione regionale che dispensa ingenti risorse al mondo delle cooperative, trascurando le aziende private;


SOTTOLINEATO che

  • Le risorse che la Regione investe nell’agricoltura e nella pastorizia sono ampiamente insufficienti e per giunta programmate male, tanto che solo una minima parte riesce ad arrivare a destinazione, mentre il resto si perde, va ad alimentare i residui nel bilancio regionale o, nel caso dei fondi comunitari, viene disimpegnato e riprogrammato dalla Commissione europea a vantaggio di altre regioni;

  • 73 milioni di euro sono andati persi nel giugno scorso a causa del disimpegno dei fondi Feoga: 36 milioni di euro di fondi comunitari più le quote di cofinanziamento statali e regionali, che la Giunta regionale ha perso per non essere stata in grado di approvare le graduatorie dei bandi relativi alle misure Por 4.9 e 4.20 entro i termini prestabiliti;

  • All’enorme somma perduta si aggiunge l’incertezza in cui ancora oggi versa l’iter della progettazione integrata, con un esiguo numero di progetti approvati e nessuna certezza sulle reali prospettive di tale percorso;

  • Tutto ciò non si traduce solo nella perdita di ingenti risorse ma anche in un enorme esborso per gli agricoltori cui per partecipare ai bandi è stata richiesta la progettazione esecutiva delle opere da realizzare, non un semplice progetto di massima: migliaia di euro che chi non ha avuto la fortuna di essere finanziato, magari non per demerito suo ma semplicemente perché la Regione non può più disporre delle risorse da mettere a bando, non potrà mai recuperare;

  • Ciò è potuto accadere nonostante le ripetute segnalazioni mosse dalle associazioni di categoria fin dalle prime fasi dei bandi, che sono rimaste inascoltate;

  • Le associazioni hanno proposto procedure alternative più snelle, rapide e meno costose per gli agricoltori, di cui la Giunta regionale non ha tenuto alcun conto;

  • Un esempio emblematico dell’inadeguatezza dell’Amministrazione a gestire le procedure di spendita delle risorse comunitarie è dato dai contributi per la ricomposizione fondiaria, misura 4.19 del Por;

  • La graduatoria relativa all’annualità 2006 è stata approvata soltanto il 6 luglio u.s., mentre quella relativa all’annualità 2005 è stata approvata il 31 ottobre 2006;

  • I fondi stanziati sono dunque rimasti a lungo inutilizzati e, trattandosi di risorse comunitarie, a rischio di disimpegno;

  • Il Consiglio regionale ha respinto con voto a maggioranza, durante l’esame della L.R. 29 maggio 2007, n. 2 (legge finanziaria 2007), la proposta del gruppo consiliare di Alleanza Nazionale per l’istituzione di due fondi permanenti per finanziare gli indennizzi per le calamità naturali e per le epizoozie;

  • Solo strumenti simili possono consentire di avere indennizzi certi e rapidi, ma il Presidente della Regione ha dichiarato pubblicamente di essere contrario al sistema degli indennizzi e che, secondo lui, agricoltori e allevatori dovrebbero premunirsi contro calamità e malattie attraverso la stipulazione di polizze assicurative: un sistema comodo ed economico per la Regione, che potrebbe liberarsi del peso di dover programmare le proprie risorse in vista di eventi imprevedibili, ma che la crisi economica rende impraticabile;


VALUTATO che

  • L’incapacità di programmazione, insieme al rifiuto della concertazione, è a monte di gran parte delle scelte sbagliate o mancate dell’esecutivo;

  • Ne è la prova più lampante il Programma di sviluppo rurale 2007-2013, la cui bozza propositiva è stata adottata dalla Giunta con Del. n. 24/1 del 28 giugno 2007 e che prima di divenire operativo dovrà passare l’esame preliminare della Commissione europea e la contrattazione tra Regione e Ue: se tutto va bene, non potrà essere approvato prima di un anno; il mondo dei campi, però, non può aspettare tanto;

  • Il Piano paesaggistico regionale, adottato con Del. n. 22/3 del 24 maggio 2006, nelle intenzioni sbandierate dal Presidente della Regione sarebbe dovuto servire a frenare la speculazione edilizia sulle coste ma, lungi dal raggiungere tale scopo, sta riuscendo a trasformare le campagne sarde in un deserto;

  • Gli assurdi vincoli che impediscono quasi tutte le costruzioni nelle aziende agricole, che si trovino o meno nella fascia costiera, rendono impossibile dare vita a nuove imprese;

  • Le campagne si spopolano, i giovani che pure vorrebbero stabilirvisi vengono respinti dal muro dei divieti e scoprono quale unica alternativa l’emigrazione, mentre i prezzi delle abitazioni e degli affitti nei centri urbani salgono alle stelle;

  • Obiettivo dichiarato del Piano paesaggistico regionale è una campagna incontaminata, che non prevede la presenza dell’uomo, ma questa sarebbe una campagna abbandonata a se stessa, in balia del degrado e degli incendiari, una campagna priva di ogni tutela sotto il profilo ambientale;

  • Gli effetti negativi dell’applicazione del Piano paesaggistico regionale sono già tangibili, come dimostra il drammatico incremento degli incendi dolosi che sta caratterizzando l’estate 2007, complice anche un Piano regionale antincendi nella cui redazione la Giunta regionale ha anteposto le politiche di risparmio alla tutela del patrimonio ambientale e dell’incolumità dei cittadini;


VERIFICATO che

  • Le piccole e medie aziende del comparto zootecnico non godono di alcuna attenzione e devono affrontare da sole un mercato in cui partono penalizzate dall’insularità e dalla scarsa produttività che gli allevamenti sardi soffrono per numerose ragioni, ataviche e non;

  • Prosegue indisturbata l’importazione illegale di bestiame da macello da altri paesi europei, come i famigerati maialetti olandesi e agnelli rumeni, animali considerati di scarto dagli allevamenti di provenienza che vengono macellati nei mattatoi isolani e commercializzati come prodotti sardi, con danni gravissimi per i nostri allevatori e per l’immagine dei nostri prodotti;

  • Il Piano per l’eradicazione delle pesti suine, adottato con decreto dell’Assessore alla Sanità n. 11277/9 del 16 maggio 2007, si concentra soprattutto su misure volte a limitare l’attività venatoria mentre non è prevista alcuna forma di incentivazione per le aziende zootecniche che adottano pratiche di allevamento volte a minimizzare i rischi di contagio;


PRESO ATTO che

  • La riforma degli enti agricoli regionali, avviata con la L.R. 21 aprile 2005, n. 7 (legge finanziaria 2005), si è arenata ed è stata successivamente ‘riformata’ con una legge specifica, la L.R. 8 agosto 2006, n. 13, che risulta tuttora inapplicata;

  • Ersat Sardegna ed Era Sardegna, gli enti istituiti con il primo, abortito tentativo di riforma, continuano a esistere e, si fa per dire, a operare, in una situazione di incertezza che incide negativamente sul rapporto tra il mondo dei campi e le istituzioni regionali e sulla capacità di programmazione della Regione in materia di agricoltura e zootecnia;

  • Un’altra riforma di cui si parla da tempo ma che ancora non è approdata in Aula è quella dei consorzi di bonifica, più volte annunciata dalla Giunta regionale ed esitata dalla commissione competente;

  • L’ultima versione della proposta prevede l’esclusione delle associazioni di categoria dal governo dei consorzi, che si vorrebbe porre interamente nelle mani della politica;

  • Anche questo è un sintomo della fiducia che la Giunta regionale e la maggioranza nutrono nei confronti degli agricoltori e delle realtà che li rappresentano;

  • Nonostante le ripetute proteste da parte delle associazioni, l’Assessore all’Agricoltura assicura di non voler modificare il disegno di legge: questa è l’idea di concertazione che muove l’esecutivo regionale;

  • Intanto, gli agricoltori devono sperare che l’Assessore, nella sua infinita magnanimità, voglia di volta in volta prorogare la sospensione delle cosiddette ‘cartelle pazze’, mentre sul costo dell’acqua continua a regnare l’incertezza;


IL CONSIGLIO REGIONALE

impegna la Giunta regionale

  • A mutare drasticamente le proprie politiche in materia di agricoltura e allevamento;

  • A fare del comparto agropastorale il nucleo portante dello sviluppo economico della Sardegna, la massima priorità nelle politiche di sostegno allo sviluppo;

  • A basare la programmazione nel comparto agropastorale sulla concertazione, sull’ascolto delle istanze e delle proposte che il mondo dei campi rivolge all’esecutivo per il tramite delle associazioni di categoria, perché nessuno meglio di loro può conoscere i problemi del comparto;

  • A proporre una vera riforma degli enti regionali, che abbia un’impostazione moderna e funzionale e che istituisca un ordinamento snello ed efficiente, non fatto di carrozzoni da usare per elargire consulenze ai soliti noti o a qualche illusionista importato dal continente;

  • A rivedere profondamente le procedure per i bandi relativi ai fondi comunitari, rendendole più semplici ed economiche per i partecipanti; la progettazione esecutiva dovrà essere eseguita solo a graduatoria approvata, riducendo così le spese per la partecipazione ed evitando che le aziende debbano sobbarcarsi costi insostenibili per poi non poter neppure accedere alle risorse;

  • A rendere inoltre le procedure di cui sopra più snelle e rapide, al fine di accelerare la spendita delle risorse e liberare la Regione dalla spada di Damocle del disimpegno automatico;

  • A risarcire gli imprenditori agricoli che hanno partecipato a bandi per i quali era richiesta la presentazione di progetti esecutivi e che non sono stati ammessi al finanziamento;

  • A impegnarsi nella semplificazione e nella razionalizzazione dell’Amministrazione, coerentemente con gli impegni assunti in campagna elettorale e nelle dichiarazioni programmatiche esposte al cospetto del Consiglio regionale;

  • A non effettuare, nei propri atti e nelle proprie proposte, discriminazioni tra le aziende agricole sulla base della tipologia e delle dimensioni, poiché tutte costituiscono un patrimonio dell’economia sarda e l’esistenza di realtà diverse deve essere valorizzata come un punto di forza;

  • Ad agevolare e sostenere la creazione di nuove aziende agricole e a incentivare i giovani che intendono trasferirsi nelle campagne per abitarvi e per avviare iniziative imprenditoriali;

  • A promuovere un modello di sviluppo delle zone interne della Sardegna basato sul modello toscano, con un territorio in grado di attrarre il turismo anche e soprattutto grazie all’agricoltura, agli effetti positivi che la presenza umana ha sul paesaggio nelle campagne, oltre all’attrattività delle nostre peculiari produzioni agroalimentari;

  • Ad apportare le modifiche agli strumenti di pianificazione paesaggistica che si rendono necessarie al fine di porre in essere i punti precedenti;

  • A demandare l’applicazione degli strumenti di pianificazione paesaggistica ai Comuni, al fine di rendere più efficace il controllo del territorio e di rendere i tempi di istruttoria compatibili con le esigenze delle imprese;

  • A tutelare e sostenere la qualità e la tipicità dei prodotti agroalimentari sardi sia sul mercato interno che su quelli nazionale ed estero, con investimenti in grado di assicurare un miglior livello di promozione e di penetrazione, coinvolgendo la totalità delle aziende, non solo poche fortunate selezionate con criteri tutt’altro che trasparenti come è accaduto con la costosa e inutile iniziativa ospitata a Londra dai grandi magazzini Harrods;

  • A promuovere un sistema di continuità territoriale per le merci, senza il quale i produttori sardi saranno sempre penalizzati rispetto ai concorrenti;

  • A rivedere il sistema di erogazione degli indennizzi per le calamità naturali e le epizoozie, che devono essere correttamente dimensionati ai danni subiti e immediatamente disponibili;

  • A modificare il Piano per l’erogazione delle pesti suine, prevedendo forme di incentivazione per la creazione di aziende modello in grado di veicolare il messaggio che l’adozione delle buone pratiche necessarie a evitare il contagio può avere ricadute positive sullo sviluppo dell’impresa e quindi sul suo volume d’affari;


impegna inoltre

l’Assessore regionale all’Agricoltura

  • A prendere atto delle proprie responsabilità relativamente allo stato di crisi in cui versa il comparto agrozootecnico sardo e a rassegnare le dimissioni dall’incarico, non ritenendo la sua figura adatta a porre in essere gli impegni testé affidati alla Giunta regionale.

giovedì, luglio 26, 2007

Ppr, basta cambiare una parola per rendere giustizia agli agricoltori

I consiglieri regionali di Alleanza Nazionale, Mario Diana e Antonello Liori, hanno presentato una mozione con cui chiedono la modifica dell’art. 83, comma 1, lettera a), delle Norme tecniche di attuazione del Piano paesaggistico regionale. La lettera in questione detta le condizioni che gli imprenditori agricoli devono rispettare per poter costruire qualsiasi tipo di fabbricato, comprese le abitazioni, nei loro terreni. Secondo il testo, l’edificazione è consentita soltanto agli imprenditori che svolgono “prevalente” attività agricola.

La mozione parte dal presupposto che “si ritiene necessario tenere nella giusta considerazione le esigenze di tutti coloro i quali traggono dall’agricoltura una fonte di reddito, evitando di creare ostacoli alla libertà di impresa” e senza creare discriminazioni che potrebbero essere oggetto di impugnazione del Piano paesaggistico. La norma, infatti, è tale da poter impedire l’attività agricola a imprenditori soggetti di sostegno economico ai sensi dei regolamenti comunitari. Non solo, perché appare in contrasto anche con il Codice civile italiano, che non concepisce il concetto di attività agricola ‘prevalente’. Il Codice civile, infatti, identifica così la figura dell’imprenditore agricolo: “Chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse”. Nel testo della mozione, i due consiglieri ricordano inoltre che, “per ragioni legate alla scarsa redditività dell’attività agricola in Sardegna, la maggior parte degli imprenditori agricoli sardi si trova costretta ad integrare il reddito proveniente dall’azienda agricola con attività di altro genere” e sottolineano che le modifiche proposte “avrebbero quale ulteriore effetto quello di ridurre i vincoli che limitano la possibilità di avviare nuove aziende agricole e, conseguentemente, di combattere la piaga dello spopolamento delle campagne, con particolare riferimento alle zone interne dell’Isola, e ai tragici fenomeni che ne conseguono, primo fra tutti quello degli incendi”.

Diana e Liori propongono pertanto che il Consiglio regionale dia mandato alla Giunta di sopprimere la parola “prevalente” dalla frase “che svolgono effettiva e prevalente attività agricola” e di aggiungere, in coda alla lettera: “Nel caso delle abitazioni, il richiedente deve possedere la qualifica di coltivatore diretto o di Iap ai sensi del D. Lgs. n. 99/2004 e del D. Lgs. n. 101/2005”. Tale ulteriore modifica ha lo scopo di consentire l’edificazione solo ed esclusivamente a chi ha il riconoscimento di coltivatore diretto o di impresa agricola ai sensi della legge italiana, evitando possibili speculazioni edilizie così come è nello spirito del Piano paesaggistico.



MOZIONE DIANA - LIORI sull’art. 83, comma 1, lettera a) delle Norme tecniche di attuazione del Piano paesaggistico regionale


PREMESSO che, con Del. n. 22/3 del 24 maggio 2006, la Giunta regionale ha adottato il Piano paesaggistico regionale relativamente alla sola area costiera, identificata quale primo ambito territoriale omogeneo oggetto della pianificazione, e le relative Norme tecniche di attuazione;

CONSIDERATO che l’art. 83, comma 1, lettera a), delle Norme tecniche di attuazione detta le condizioni alle quali agli imprenditori agricoli è consentita la realizzazione di fabbricati nei terreni sede della loro attività;

VALUTATO che si ritiene necessario tenere nella giusta considerazione le esigenze di tutti coloro i quali traggono dall’agricoltura una fonte di reddito, evitando di creare ostacoli alla libertà di impresa;

VERIFICATO che i vincoli imposti dall’art. 83, comma 1, lettera a) delle Norme tecniche di attuazione possono impedire l’attività agricola a soggetti destinatari di sostegno economico ai sensi dei regolamenti comunitari 1257/1999 e 1698/2005;

SOTTOLINEATO che l’art. 2082 del Codice civile definisce imprenditore “chi esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi” e che l’art. 2135 del medesimo Codice definisce imprenditore agricolo “chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse”;

VISTA la situazione di potenziale contrasto tra le Norme tecniche di attuazione e le norme sopra riportate;

RAMMENTATO che, per ragioni legate alla scarsa redditività dell’attività agricola in Sardegna, la maggior parte degli imprenditori agricoli sardi si trova costretta ad integrare il reddito proveniente dall’azienda agricola con attività di altro genere;

PRESO ATTO che le semplici modifiche all’art. 83, comma 1, lettera a), delle Norme tecniche di attuazione che si rendono necessarie al fine di superare la situazione di contrasto testé descritta avrebbero quale ulteriore effetto quello di ridurre i vincoli che limitano la possibilità di avviare nuove aziende agricole e, conseguentemente, di combattere la piaga dello spopolamento delle campagne, con particolare riferimento alle zone interne dell’Isola, e ai tragici fenomeni che ne conseguono, primo fra tutti quello degli incendi;


IL CONSIGLIO REGIONALE

impegna la Giunta regionale

ad apportare le seguenti modifiche al testo dell’art. 83, comma 1, lettera a), delle Norme tecniche di attuazione del Piano paesaggistico regionale:

  • nella frase “che svolgono effettiva e prevalente attività agricola”, la parola “prevalente” è soppressa;

  • al termine della lettera, è aggiunto il periodo: “Nel caso delle abitazioni, il richiedente deve possedere la qualifica di coltivatore diretto o di Iap ai sensi del D. Lgs. n. 99/2004 e del D. Lgs. n. 101/2005.”.

martedì, luglio 24, 2007

Mozione sulla riduzione del presidio antincendi di Fenosu

MOZIONE DIANA – LIORI – ARTIZZU – MORO – SANNA Matteo sul ridimensionamento del presidio antincendi della Guardia forestale a Fenosu


PREMESSO che, nelle more del Piano regionale antincendi per l’anno 2007, al fine di ridurre i costi di gestione dell’apparato regionale per la lotta agli incendi, il presidio della Guardia forestale di stanza presso l’aeroporto di Fenosu, nel Comune di Oristano, è stato pesantemente ridimensionato: a differenza degli anni passati, al presidio non è stato assegnato un Elitanker ma un piccolo elicottero con una capacità di appena 500 litri;

CONSIDERATO che, nelle giornate del 15 e 16 luglio uu.ss., in tutta la Sardegna centromeridionale sono divampati numerosi incendi che hanno causato danni ingenti;

SOTTOLINEATO che, nella giornata del 15 luglio u.s., nelle campagne intorno all’aeroporto di Fenosu si è sviluppato un incendio che ha devastato un’area di ben 500 ettari, con gravissimi danni alle colture e agli allevamenti presenti nell’area e rischi per le abitazioni e per la popolazione;

VALUTATO che, per la sua particolare posizione geografica, il presidio antincendi di Fenosu è in grado di servire gran parte dell’Isola se dotato di mezzi adeguati;


IL CONSIGLIO REGIONALE

impegna l’Assessore regionale all’Ambiente

affinché riferisca

  • Per quali ragioni si è ritenuto di ridimensionare il presidio antincendi di Fenosu;

  • Se ritiene che l’attuale dotazione di mezzi del presidio antincendi di Fenosu sia sufficiente a garantirne la piena efficienza in caso di incendio;


impegna inoltre la Giunta regionale

  • Alla luce dei numerosi e devastanti incendi divampati nell’ultima settimana in tutta la Sardegna, a modificare il Piano regionale antincendi, rivelatosi gravemente inadeguato;

  • A potenziare, anche attraverso il reperimento di nuove risorse, il presidio antincendi di Fenosu, dotandolo di mezzi adeguati a servire l’area limitrofa, che si è dimostrata essere a grave rischio, e a coprire con tempi di intervento sufficientemente rapidi almeno l’intera fascia centromeridionale della Sardegna.