venerdì, luglio 06, 2012

Spending review, iniziare a rivedere la spesa regionale anziché cercare polemiche strumentali

“Appaiono a dir poco incomprensibili e fuori luogo i toni polemici che il governatore Ugo Cappellacci sta adoperando nei confronti del Governo in reazione all’adozione del decreto attuativo della cosiddetta ‘spending review’ sul bilancio statale: Cappellacci dovrebbe ricordarsi che il suo ruolo non è quello del parlamentare di opposizione ma quello di governare la Sardegna, perciò da lui ci aspetteremmo meno contrapposizioni strumentali e più proposte, più decisioni, più azioni concrete per fare tutto il possibile per rilanciare i comparti produttivi isolani anche in un periodo di difficoltà finanziarie come quello che stiamo attraversando”, dichiara il capogruppo di Sardegna E’ Già Domani in Consiglio regionale, Mario Diana.
“Dal Presidente della Regione”, prosegue Diana, “ci saremmo aspettati un atteggiamento più simile a quello dell’Assessore al Bilancio, Giorgio La Spisa, che, numeri alla mano e con un atteggiamento ben più costruttivo del suo, ha dimostrato come non sia ancora possibile stimare l’impatto della ‘spending review’ sul bilancio regionale, dal momento che le cifre della manovra che circolano attualmente sono frutto di indiscrezioni, mentre quelle ufficiali non sono ancora note; sarà forse per questo che La Spisa sta per perdere la carica di vicepresidente della Regione. Sarebbe molto più opportuno che Cappellacci da un lato cercasse di aprire un confronto politico con il Governo al fine di concertare i tagli che comunque andranno inevitabilmente a colpire la Sardegna e dall’altro si impegnasse in una seria operazione di revisione della spesa regionale, sulla falsariga di quella operata dal Governo. La Giunta dovrebbe portare quanto prima in Consiglio un provvedimento che riduca sensibilmente le uscite, agendo sulle spese fuori controllo che si registrano nell’Amministrazione regionale e negli enti locali, aggredendo il disavanzo con la dismissione, laddove possibile, del patrimonio immobiliare della Regione ed infine eliminando le diseconomie che si verificano negli enti, nelle agenzie e nelle società a partecipazione regionale. Si pensi, ad esempio, ad Abbanoa, che genera un deficit di sei milioni e mezzo di euro al mese”.
“Si potrebbero liberare così, attraverso un percorso virtuoso, risorse ingenti da destinare alle politiche per il rilancio dell’occupazione e dell’economia, che da troppo tempo non vedono nuovi investimenti”, conclude il capogruppo. “E’ questo, in fondo, il compito che gli elettori hanno affidato a Cappellacci al momento della sua elezione: quello di portare la Sardegna fuori dalla crisi economica e non certo quello di combattere armi in pugno contro l’esecutivo nazionale, minacciando improbabili azioni giudiziarie e lanciandosi in battaglie mediatiche che non portano mai a nessun risultato”.

giovedì, luglio 05, 2012

Latte ovino, da Stato e Regione due gravi atti contro i produttori sardi

La Giunta regionale annulli l’ultima delibera sui contributi ‘de minimis’ per i produttori di latte ovino e richieda al Governo di modificare il bando Agea per l’acquisto di pecorino romano da destinare agli indigenti: lo chiede il capogruppo di Sardegna E’ Già Domani in Consiglio regionale, Mario Diana, in un’interpellanza rivolta all’Assessore regionale all’Agricoltura, Oscar Cherchi.
I due atti, si legge nell’interpellanza, “sono tali da determinare un grave danno alle industrie cooperative e private della Sardegna, oltre a gravi violazioni di legge”. La delibera della Giunta regionale 28/3, adottata il 26 giugno scorso in applicazione della legge regionale 15 del 2010, approvata a suo tempo per accogliere le richieste dei pastori che protestavano da settimane richiedendo interventi finalizzati a far salire il prezzo di vendita del latte ovino, consente l’accesso ai contributi ‘de minimis’ anche ai produttori che vendono il latte crudo al di fuori della Sardegna. “Fatto grave”, secondo Diana, “per tre ragioni facilmente comprensibili: la prima è che tale misura non è prevista nel dettato normativo della legge 15 tra le misure finalizzate a favorire la diversificazione e la sua introduzione costituisce pertanto una violazione di legge, la seconda è che viene punita la trasformazione in loco, con gravi danni economici e occupazionali, e la terza è che il latte viene trasformato in prevalenza presso un’industria casearia laziale che utilizza il latte sardo per produrre proprio quel pecorino romano che al contrario, per legge, si vorrebbe ridurre”.
Il bando Agea, invece, ha una formulazione tale da favorire proprio l’industria laziale che acquista il latte dai produttori sardi, nonostante “nessuna norma nazionale o comunitaria permetta di elargire contributi pubblici ‘ad personam’”, a discapito dei caseifici isolani. Il bando, infatti, “prevede l’acquisto di un lotto di pecorino romano prodotto nel Lazio e di un altro lotto con provenienza generica, con il risultato che il produttore laziale, a differenza delle aziende sarde, potrà concorrere per la fornitura di entrambi i lotti”. “I due atti, stranamente concomitanti”, sottolinea Diana, “sono tali da creare un nocumento grave a tutta la pastorizia sarda e, mentre il bando Agea certifica ancora una volta che la Sardegna viene trattata dallo Stato come l’ultima delle colonie, la delibera dimostra che la prima a comportarsi da colonizzata è la stessa Giunta regionale”.
Il capogruppo chiede pertanto all’Assessore che la delibera sia annullata e successivamente riadottata con le necessarie modifiche, cioè “escludendo i produttori di latte ovino sardo che vendono il latte crudo al di fuori della Sardegna dall’accesso ai contributi ‘de minimis’”. Quanto al bando Agea, Diana chiede che la Giunta intervenga presso il Governo affinché “sia modificato in maniera tale da non risultare discriminatorio nei confronti dei produttori sardi, vale a dire garantendo loro le medesime condizioni di accesso alla fornitura del pecorino romano che vengono garantite ai produttori del Lazio”.



INTERPELLANZA DIANA Mario sulla difesa del prezzo del latte ovino e sulle azioni per la diversificazione produttiva dal pecorino romano verso altre tipologie casearie

Il sottoscritto,

PREMESSO che, con riferimento alla difesa del prezzo del latte ovino ed all’azione di diversificazione produttiva dal pecorino romano verso altre tipologie di formaggi ovvero verso la trasformazione in latte in polvere, in ottemperanza del deliberato normativo dell’art. 7 della L.R. 17 novembre 2010, n. 15, sono stati recentemente adottati due atti concomitanti i cui effetti sono tali da determinare un grave danno alle industrie cooperative e private della Sardegna, oltre a gravi violazioni di legge e che tali atti sono la Del. n. 28/3 del 26 giugno 2012, avente per oggetto la diversificazione produttiva di cui alla L.R. n. 15/2010, ed il bando Agea con procedura negoziata n. DPMU.2012.1762 del 2 luglio 2012, così come modificato per errata corrige con nota n. DPMU.2012.1809 del 3 luglio 2012, per la fornitura e il trasporto di formaggi vari in aiuto alimentare agli indigenti, che favorirebbe il pecorino romano prodotto nel Lazio a discapito di quello proveniente dalle altre aree geografiche di produzione, tra cui la Sardegna che è la Regione con la più alta produzione;

RILEVATO che la deliberazione, nella sua formulazione attuale, viola palesemente la volontà del legislatore di favorire la diversificazione dal pecorino romano, così come manifestamente espressa nell’articolo 7, comma 1, della L.R. n. 15/2010; infatti, la deliberazione consentirebbe l’accesso ai contributi ‘de minimis’ ai produttori di latte ovino sardo che vendono il latte crudo al di fuori della Sardegna, fatto grave per tre ragioni facilmente comprensibili: la prima è che tale misura non è prevista nel dettato normativo della L.R. n. 15/2010 tra le misure finalizzate a favorire la diversificazione e la sua introduzione costituisce pertanto una violazione di legge, la seconda è che viene punita la trasformazione in loco, con gravi danni economici e occupazionali, e la terza è che il latte viene trasformato in prevalenza presso un’industria casearia laziale che utilizza il latte sardo per produrre proprio quel pecorino romano che al contrario, per legge, si vorrebbe ridurre;

RILEVATO ALTRESI’ che il produttore di pecorino romano di cui sopra verrebbe favorito a scapito dei 34 caseifici sardi nell’aggiudicazione del bando Agea, senza che nessuna norma nazionale o comunitaria permetta di elargire contributi pubblici ‘ad personam’, poiché il bando prevede l’acquisto di un lotto di pecorino romano prodotto nel Lazio e di un altro lotto con provenienza generica, con il risultato che il produttore di cui sopra, a differenza delle aziende sarde, potrà concorrere per la fornitura di entrambi i lotti;

CONSIDERATO che i due atti, stranamente concomitanti, sono tali da creare un nocumento grave a tutta la pastorizia sarda e che, mentre il bando Agea certifica ancora una volta che la Sardegna viene trattata dallo Stato come l’ultima delle colonie, la deliberazione dimostra che la prima a comportarsi da colonizzata è la stessa Giunta regionale;


CHIEDE DI INTERPELLARE
l’Assessore regionale all’Agricoltura
affinché riferisca

  • Quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di annullare e successivamente approvare ‘ex novo’, con le necessarie modifiche, la Del. n. 28/3 del 26 giugno 2012, affinché rispetti il dettato della L.R. n. 15/2010 nella parte in cui quest’ultima si prefigge lo scopo di ridurre la produzione di pecorino romano Dop favorendo la differenziazione verso altre tipologie di formaggi, vale a dire escludendo i produttori di latte ovino sardo che vendono il latte crudo al di fuori della Sardegna dall’accesso ai contributi ‘de minimis’;
  • Quali misure la Giunta regionale intende adottare presso il Governo nazionale affinché il bando Agea n. DPMU.2012.1762 del 2 luglio 2012 sia modificato in maniera tale da non risultare discriminatorio nei confronti dei produttori sardi, vale a dire garantendo loro le medesime condizioni di accesso alla fornitura del pecorino romano che vengono garantite ai produttori del Lazio.


martedì, luglio 03, 2012

Vertenza entrate, da Cappellacci ennesimo voltafaccia e nessun risultato


“Registriamo per l’ennesima volta, con preoccupazione sempre crescente, l’atteggiamento altalenante del governatore Ugo Cappellacci nella gestione della vertenza con lo Stato per il saldo delle entrate erariali dovute alla Sardegna e per il ripristino della capacità di spesa della Regione”, dichiara il capogruppo di Sardegna E’ Già Domani in Consiglio regionale, Mario Diana, commentando l’incontro istituzionale di stamani tra il Presidente della Regione e il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
“Ancora una volta, Cappellacci non è riuscito a produrre alcun risultato concreto che consenta di immettere immediatamente nel tessuto economico sardo i 1.450 milioni di euro che lo Stato ci deve”, rimarca Diana. “Anzi, il premier Mario Monti ha preferito non presentarsi neppure a La Maddalena, evitando così di riaprire un confronto politico tra il Governo e la Regione. Cappellacci, dal canto suo, dopo aver rifiutato un tavolo politico con il Governo, ora ha cambiato nuovamente idea, probabilmente dopo aver preso atto che il tavolo tecnico su cui aveva accettato di trasferire la vertenza non sta portando a nulla. Così, il governatore, che prima aveva aperto il tavolo politico con l’allora premier Silvio Berlusconi, poi era passato al tavolo tecnico autosospendendosi dal Popolo Della Libertà, quindi aveva rifiutato la risoluzione della vertenza per uno scarto di appena 80 milioni, aveva riaperto il tavolo politico con il nuovo Governo salvo decidere ancora una volta di tornare al tavolo tecnico, ora ha cambiato nuovamente idea e vuole riportare il confronto in sede politica. Con un atteggiamento così ondivago, diventa facile capire perché non si sta ottenendo alcun risultato salvo dimostrare la mancanza di serietà di chi sta portando avanti la trattativa con l’esecutivo nazionale”.
“Il prossimo passo di Cappellacci sarà rimangiarsi la minaccia di azioni legali, cosa che si è già detto pronto a fare al cospetto di Napolitano, probabilmente dopo essersi reso conto, ancora una volta, che neppure questa via può portare a dei risultati”, conclude il capogruppo. “Non si può pensare di ripristinare un rapporto politico ed istituzionale a colpi di ricatti, né da una parte, né dall’altra. Il governatore sta solo continuando a fare demagogia, facendo credere ai sardi di aver esaurito tutti i tentativi possibili per risolvere la vertenza e di dover ricorrere alle azioni legali come soluzione estrema. La verità è che non ha la più pallida idea di come condurre il confronto con lo Stato e il fatto che non richieda, contestualmente al versamento dei debiti erariali, la revisione del patto di stabilità ne è la prova più lampante. Da un simile dilettantismo politico non potrà mai venire nulla di utile per la Sardegna”.

lunedì, luglio 02, 2012

Incontro con Napolitano e Monti, da Cappellacci aspettiamo risultati sul patto di stabilità


“Dal governatore Ugo Cappellacci ci aspettiamo, in occasione dell’incontro di domani con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e con il Presidente del Consiglio, Mario Monti, oltre agli sfracelli che ha promesso per ottenere i ‘soliti’ 1.450 milioni di entrate erariali che lo Stato deve alla Sardegna, anche dei risultati concreti relativamente alla rimodulazione del patto di stabilità, senza la quale la risoluzione della ‘vertenza entrate’ si trasformerebbe in un successo di facciata buono solo per una prossima campagna elettorale, visto che le risorse trasferite non potrebbero essere spese”, dichiara il capogruppo di Sardegna E’ Già Domani in Consiglio regionale, Mario Diana.
“L’incontro istituzionale di domani sarà un importante banco di prova per Cappellacci che, al quarto anno di mandato, dovrà finalmente cominciare a portare a casa quei risultati che finora, nell’interminabile tira e molla con il Governo, ha soltanto promesso e mai realmente ottenuto”, sottolinea Diana. “Il riconoscimento dell’entità del debito, confermata oggi per l’ennesima volta dalla Corte dei Conti, non è un risultato. Si potrà parlare di risultato quando i 1.450 milioni che lo Stato ci deve saranno nelle casse della Regione e potranno essere spesi per il rilancio dell’economia sarda. Mi permetto di mantenere un sano scetticismo verso l’esito dell’incontro di domani, visto quanto poco il governatore è riuscito a produrre fino a oggi, ma staremo a vedere se sarà capace di sfruttare a nostro favore la presenza di Napolitano, che più volte ha affermato di avere a cuore i problemi dell’Isola e che finalmente avrà l’occasione per dimostrare che li ha a cuore anche con i fatti e non soltanto a parole”.
“D’altra parte, se anche le risorse dovessero arrivare e fossero immediatamente spendibili, saremmo solo a metà dell’opera”, conclude il capogruppo. “I rilievi mossi dalla Corte dei Conti sulla capacità di spesa dei fondi comunitari hanno messo a nudo un nervo scoperto: anche quando la spesa non è ingessata dal patto di stabilità, la Regione non riesce comunque a immettere nel tessuto economico le risorse a sua disposizione ed è questo uno dei più grandi fallimenti della Giunta in carica. Se oggi la Sardegna si trova in uno stato di crisi ben peggiore di quello in cui versava quando Cappellacci ha iniziato il suo mandato alla guida della Regione, non è certo un caso”.

giovedì, giugno 28, 2012

Manifestazione Cgil-Cisl-Uil, la ricostruzione dei sindacati è totalmente inventata

“La ricostruzione di quanto accaduto stamani in Consiglio regionale fatta dalle segreterie sindacali è totalmente destituita di qualsiasi fondamento: i fatti si sono svolti in maniera ben diversa da come è stato riportato nell’ultimo comunicato stampa di Cgil, Cisl e Uil, come tutti i capigruppo presenti stamani in via Roma possono testimoniare”, dichiara il capogruppo di Sardegna E’ Già Domani in Consiglio regionale, Mario Diana.
“L’incontro con le organizzazioni sindacali era previsto per le 12 nella sala riunioni del gruppo del Popolo Della Libertà”, riferisce Diana. “Cinque minuti più tardi, su delega dei capigruppo che, già riuniti, attendevano una rappresentanza dei manifestanti, sono sceso nell’atrio insieme ai colleghi Giampaolo Diana, Luciano Uras e Giulio Steri al fine di favorire l’ingresso della delegazione nel palazzo. Appreso che i tre leader sindacali non intendevano partecipare a un incontro nella sala riunioni di un gruppo politico, dove era stata organizzata stante il carattere non istituzionale della loro richiesta di convocazione, ho provveduto personalmente a chiedere alla Presidente dell’Assemblea, Claudia Lombardo, la disponibilità dell’aula della Terza Commissione. La Presidente ha dato immediatamente risposta favorevole, nonostante le organizzazioni dei lavoratori non avessero manifestato l’intenzione di coinvolgerla nel confronto. Alle 12 e 20, i capigruppo attendevano la delegazione sindacale nell’aula della Terza Commissione, ma i tre segretari (cui non è stato chiesto neppure di esibire i documenti all’ingresso, a dimostrazione che non sono stati affatto fermati dalle ‘rigorose maglie’ della vigilanza) hanno inspiegabilmente deciso di sottrarsi al confronto, convocando una conferenza stampa improvvisata sotto i portici di via Roma per lanciare accuse assolutamente inventate mentre i manifestanti si producevano in cori e slogan irridenti e ingiuriosi nei confronti degli organi istituzionali. E’ bene precisare ancora una volta che nessuno ha lasciato i rappresentanti dei lavoratori ad aspettare per un’ora: l’attesa mentre ci prodigavamo per risolvere il malinteso causato dai ripetuti cambi di orientamento dei leader sindacali si è protratta in tutto per poco più di un quarto d’ora”.
“Appare dunque frutto di fantasia anche l’accusa secondo cui dai quattro capigruppo che si sono impegnati per rimuovere ogni possibile ostacolo all’incontro tra i rappresentanti politici e quelli sindacali sarebbero venute ‘pesantissime provocazioni’”, conclude Diana. “Infine, non si capisce come mai i sindacati dichiarino di non essersi voluti intromettere in uno ‘scontro tra istituzioni’ quando il medesimo scontro, appena la scorsa settimana, non ha creato loro alcun imbarazzo nel richiedere alla Presidente e ai capigruppo un incontro per sollecitare l’approvazione della legge sugli ammortizzatori sociali, che è stata approvata a tempo di record nel giro di ventiquattro ore. Davanti a tanta disponibilità e a tanto prodigarsi da parte dell’istituzione consiliare e dei suoi rappresentanti, le critiche che vengono mosse dai leader sindacali appaiono ingiuste e immeritate, oltre che totalmente inventate”.

lunedì, giugno 25, 2012

Ballottaggi, punita l’azione amministrativa e politica di Cappellacci

“L’esito dei ballottaggi a Oristano e ad Alghero, unito a quello del primo turno della tornata comunale, è un evidente pronunciamento negativo degli elettori nei confronti dell’azione amministrativa della Giunta regionale guidata da Ugo Cappellacci e delle posizioni politiche assunte negli ultimi tempi dallo stesso governatore, guarda caso in due Comuni che sono arrivati al voto commissariati a causa delle divisioni nello schieramento che li amministrava entrambi”, dichiara il capogruppo di Sardegna E’ Già Domani in Consiglio regionale, Mario Diana, commentando i risultati elettorali odierni.
“Gli elettori hanno reagito così, punendo la coalizione di centrodestra, alle mancate risposte alle istanze provenienti dai territori”, sottolinea Diana. “E’ emblematico il caso di Alghero (ma Oristano non è da meno), il cui sindaco uscente si è visto respingere da Cappellacci ogni richiesta di incontro istituzionale. Il coordinatore regionale del Popolo Della Libertà, Settimo Nizzi, ha rilevato puntualmente il nocciolo della questione: il centrodestra ha perso senza diritto ad alcuna giustificazione e, se non vuole andare incontro ad altre e ben più cocenti umiliazioni, deve rifondarsi, ripartendo dal dialogo e dalla collegialità nelle decisioni. Il governatore, invece, non sembra avere ben chiare le ragioni della sconfitta, visto che, nella sua analisi, non compare alcun riferimento alla sua autosospensione dal Pdl (poi rientrata), ai cambi nell’esecutivo decisi senza consultarsi con i partiti, alle nomine disposte d’imperio, quasi per dispetto, solo per affermare una pretesa supremazia sulla coalizione che lo sostiene”.
“Il risultato dei ballottaggi, inoltre, dimostra che, passata la sbornia referendaria, gli elettori tornano a chiedere soluzioni concrete ai loro problemi più immediati: la disoccupazione, la povertà, la crisi di tutti i comparti produttivi”, conclude il capogruppo. “Pur con tutto il rispetto per l’esito dei referendum e per la stagione riformatrice che ne sta scaturendo, che non può certo essere accantonata, ora è necessario non commettere l’errore opposto, cioè mettere da parte le priorità per il rilancio della Sardegna. Il Consiglio e la Giunta devono tornare subito ad occuparsi del sostegno alle imprese di tutti i settori economici, dall’agricoltura al turismo passando per l’industria, della continuità territoriale, della questione energetica, delle vertenze aperte con lo Stato per il versamento dei crediti erariali e per la rimodulazione del patto di stabilità: solo producendo in tempi rapidi dei risultati concreti su tutti questi punti, anziché sbandierare slogan autopromozionali che gli elettori hanno dimostrato di non apprezzare affatto, sarà possibile salvare il centrodestra dalla scomparsa dalla scena politica sarda cui sembra condannato”.

venerdì, giugno 22, 2012

Carbosulcis, Lorefice ancora in sella. Cappellacci revochi immediatamente la nomina


“Il governatore Cappellacci revochi immediatamente l’incarico di presidente della Carbosulcis ad Alessandro Lorefice e smetta di prendere in giro il Consiglio regionale e tutta la Sardegna”, dichiara il capogruppo di Sardegna E’ Già Domani in Consiglio regionale, Mario Diana. “Non è possibile tollerare oltre un simile atteggiamento di denigrazione dell’Istituzione che rappresenta il popolo sardo”.
“Questa mattina”, riferisce Diana, “Lorefice si sarebbe presentato nella sede della società controllata dalla Regione e, dopo aver ritirato le dimissioni, avrebbe ripreso come se niente fosse a svolgere le funzioni di presidente, il tutto in barba alla sollevazione con cui l’opinione pubblica ha reagito alla sua scandalosa nomina e soprattutto al pronunciamento del Consiglio regionale, che ha riconosciuto tale nomina come inopportuna e ne ha chiesto la revoca al governatore. Se ciò è davvero accaduto, dobbiamo dedurne che quest’ultimo non solo non ha ancora ottemperato alla revoca decisa dall’Assemblea, ma che addirittura non avrebbe alcuna intenzione di farlo”.
“Non avrei mai immaginato che Cappellacci potesse portare a un tale livello, che mai si è visto nella storia dell’Autonomia, lo scontro in atto con l’organo legislativo”, conclude il capogruppo, “ma sappia che non gli permetteremo di continuare ad insultarci in questo modo. Il Consiglio si è pronunciato in modo chiaro e inequivocabile: l’incarico di Lorefice deve essere revocato senza tergiversare oltre. Il 4 luglio, nella sede dell’Assessorato all’Industria, ci sarà un vertice tra Regione e sindacati per discutere del futuro della miniera di Nuraxi Figus. Entro quella data, la Carbosulcis dovrà avere un presidente vero, in possesso delle capacità professionali necessarie per svolgere un ruolo così delicato. Il tempo di Lorefice alla guida della società, che non sarebbe dovuto durare neanche un giorno, è abbondantemente concluso. Ora sta a Cappellacci decidere se tornare sui suoi passi o legare indissolubilmente il destino della sua avventura alla guida della Regione a quello del suo illustre pupillo”.

martedì, giugno 19, 2012

Da Bankitalia dati preoccupanti sulle azioni della Giunta per il rilancio dell’economia sarda


“Non avevamo alcun dubbio sul fatto che la Corte dei Conti avrebbe confermato, per l’ennesima volta, l’entità del credito che la Regione vanta nei confronti dello Stato: sono cifre ormai arcinote, più volte riconosciute, che costituiscono un diritto che ormai si dà per acquisito. A preoccupare, invece, sono i disastrosi ritardi che la Sardegna continua ad accumulare in tutti i comparti della sua economia, che l’azione della Giunta regionale non sembra riuscire in alcun modo ad arginare”, dichiara il capogruppo di Sardegna E’ Già Domani in Consiglio regionale, Mario Diana, commentando la relazione della Corte dei Conti sul rendiconto di bilancio della Regione per il 2011.
“Le centinaia di milioni di euro stanziati dalla Regione, di cui parlano nel loro comunicato stampa il governatore Cappellacci e l’assessore La Spisa, non sembrano in grado di incidere sul tessuto economico isolano, come dimostra il rapporto della Banca d’Italia sulla situazione economica della Sardegna, diffuso oggi”, sottolinea Diana. “La disoccupazione giovanile, il blocco delle esportazioni, la riduzione dei consumi e dei risparmi delle famiglie sono segnali gravi, che né il Fondo di Garanzia per l’accesso al credito, né le risorse sbloccate per le infrastrutture e quelle stanziate per l’innovazione, la ricerca e la competitività sembrano riuscire in qualche modo ad invertire”.
“I casi sono due: o le misure su cui l’esecutivo sta investendo non funzionano, oppure le risorse stanziate non riescono ad arrivare nel tessuto economico isolano, vale a dire che la loro spesa è lenta e inefficace”, conclude il capogruppo. “In entrambi i casi, le responsabilità della Giunta sono evidenti e, a fronte di un così profondo e perdurante stato di crisi, non è più possibile giustificarsi con i rigidi vincoli del patto di stabilità, problema noto ormai da anni e verso la cui soluzione, finora, non è stato fatto alcun passo avanti”.

giovedì, giugno 14, 2012

Beni pubblici, la Regione avvii un serio piano di dismissioni immobiliari


“Anziché prodursi in superflui appelli preventivi per il rispetto dei nostri diritti già costituzionalmente tutelati, il governatore Cappellacci potrebbe approfittare dell’occasione offerta dal piano di dismissioni immobiliari attualmente allo studio da parte del governo Monti per mettere in campo un’iniziativa analoga, che consentirebbe di immettere nelle casse regionali ingenti risorse”, dichiara il capogruppo di Sardegna è già Domani, Mario Diana, replicando al comunicato stampa del Presidente della Regione, Ugo Cappellacci, sulla possibile cessione di beni immobili di proprietà dello Stato siti in Sardegna.
“Per quanto riguarda gli immobili oggetto di dismissione, vale a dire non più utilizzati da parte dell’Amministrazione statale”, spiega Diana, “non penso sia il caso di preoccuparsi: l’art. 14 dello Statuto parla chiaro, devono essere obbligatoriamente trasferiti nel patrimonio della Regione e non vedo per quale ragione il Governo non dovrebbe rispettare il dettato costituzionale. Viceversa, sono dell’avviso che la Regione dovrebbe guardare con molto interesse a ciò che lo Stato intende fare con gli immobili tuttora in uso, per i quali non è previsto il passaggio automatico nella disponibilità di viale Trento. Come già hanno fatto, con ottimi risultati, i grandi gruppi industriali italiani, la Regione, previa un’approfondita ricognizione del proprio patrimonio immobiliare, dovrebbe adottare un rigoroso piano di razionalizzazione che preveda l’eliminazione delle sedi in locazione, i cui affitti gravano pesantemente sulle casse pubbliche, e la cessione a privati, laddove possibile, degli immobili di proprietà regionale”.
“Una simile operazione”, conclude il capogruppo, “permetterebbe di incassare, con buona approssimazione, non meno di un miliardo di euro che potrebbero essere utilizzati per interventi finalizzati a favorire il rilancio produttivo delle imprese isolane. Anziché combattere le solite battaglie di retroguardia, potremmo, una volta tanto, cogliere l’occasione per una seria iniziativa di risanamento del bilancio regionale, una di quelle riforme che i sardi ci chiedono e che porterebbero innegabili vantaggi al nostro sistema economico”.

domenica, giugno 10, 2012

I dati sulla spesa della Regione confermano: Cappellacci sta portando l’Isola verso il baratro


“I dati sull’andamento della spesa della Regione trasmessi dalla Ragioneria alla Commissione Bilancio del Consiglio regionale”, dichiara il capogruppo di Sardegna Domani, Mario Diana, “dimostrano quali drammatici effetti si possono generare sull’economia sarda quando sono chiamate ad amministrare persone cui importa assai poco di tentare di far uscire l’Isola dalla crisi ma che preferiscono usare gli incarichi di governo per risolvere questioni interne ai partiti di appartenenza, lanciare improbabili carriere di giovani rampolli senza arte, ma con una parte di riferimento ben conosciuta, rafforzare posizioni di potere senza rendersi conto che il terreno su cui posano i piedi delle poltrone si sta inesorabilmente sgretolando”.
“E’ a dir poco tragico constatare”, sottolinea Diana, “come siano proprio i settori strategici su cui la Sardegna ha bisogno di puntare per rilanciare il proprio sistema produttivo quelli in cui la spesa regionale risulta maggiormente bloccata. Formazione professionale, istruzione, politiche attive del lavoro, infrastrutture, trasporti e – sembrerebbe incredibile se non ci fossero i dati ad evidenziarlo – turismo sostenibile. Davanti a una situazione del genere, viene da chiedersi: in quale direzione la giunta Cappellacci sta conducendo l’Isola? L’unica che viene in mente, leggendo i dati della Ragioneria, è quella che porta dritti verso il baratro: ci sono settori in cui, a maggio, la Regione non aveva speso ancora un solo euro. Continuando di questo passo, si riuscirà a peggiorare la pessima performance fatta registrare lo scorso anno, il che non stupisce, visto il progressivo allontanamento del governatore dai problemi della Sardegna per occuparsi prioritariamente della propria personalissima carriera politica”.
“In tutto questo, c’è ancora chi, anche sulla stampa, pur riconoscendo gli effetti deleteri della trasformazione della Regione in un ‘poltronificio’ per la sistemazione di trombati più o meno illustri e di giovani di altrimenti scarse speranze, magari alla guida di aziende da cui territori oppressi da pluridecennali ritardi di sviluppo si aspettano – ahiloro – iniziative concrete per il rilancio produttivo, si ostina a dipingere Cappellacci come la gallina dalle uova d’oro nel ‘pollaio’ del Consiglio regionale”, conclude il capogruppo. “E il tentativo di trasformare veramente l’Assemblea in un recinto di polli da spennare a piacimento appare chiaro se a nulla serve che i consiglieri si impegnino, lavorino, scrivano e approvino le leggi per intervenire sui vari settori dell’economia sarda perché queste rimangono inattuate da un esecutivo cui il patto di stabilità sembra precludere qualsiasi spesa tranne quelle relative alla pubblicità istituzionale, con cui si sta finanziando una campagna elettorale permanente a vantaggio di una sola persona. Il tutto per far credere ai sardi che le uova d’oro esistano davvero. Ma, dal ‘pollaio’ del Consiglio regionale, ci sentiamo di assicurare: qui, queste leggendarie uova d’oro, nessuno le ha mai viste”.

giovedì, giugno 07, 2012

Presentato il gruppo consiliare Sardegna Domani, Mario Diana capogruppo


 E’ stato presentato stamani, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta al termine della seduta del Consiglio regionale in cui si sarebbero dovute discutere le due mozioni dell’opposizione sulle nomine ai vertici della Carbosulcis, il nuovo gruppo consiliare Sardegna Domani, di cui fanno parte la Presidente dell’Assemblea, Claudia Lombardo, Mario Diana, che ha annunciato in Aula le dimissioni dalla carica di capogruppo del Popolo della Libertà, Nanni Campus, Roberto Capelli e Massimo Mulas.
“Il gruppo nasce con una composizione variegata”, ha spiegato Diana, riferendosi alla diversa estrazione politica dei cinque aderenti, “e si propone un’opposizione non di maniera ma, nei limiti del possibile, costruttiva. Il nostro ruolo sarà quello di non condividere ciò che sta accadendo in Sardegna ma di proporre soluzioni alternative, di avvicinare la gente, di incontrare le amministrazioni locali, di fare tutte quelle cose cose che nessun partito in questo momento sta facendo”. “Non lascio, per il momento, il Pdl”, ha poi precisato. “Sarà una scelta, eventualmente, successiva, anche alla luce di quanto sta accadendo a tutti i livelli, anche nazionali”.
“Sul piano politico è importante far notare che figure eminenti del Pdl, che hanno sostenuto il partito nella campagna elettorale per le regionali del 2009, abbiano dovuto arrendersi e prendere atto che così non si poteva continuare”, ha commentato Campus, che si è detto “sconcertato” per il comunicato stampa in cui il Presidente della Regione, Ugo Cappellacci, ha parlato del Consiglio come di “un pollaio”. “Siamo disponibilissimi a riaffrontare il confronto con la Sardegna: non si può aggiungere danno a danno”, ha aggiunto, riferendosi all’eventualità di elezioni anticipate.
“Quella di Sardegna Domani è una scelta che mi ha appassionato da subito”, ha raccontato Mulas, “perché vi ritrovo ciò che manca in questo momento alla politica sarda: il coraggio, il pudore e la passione. Io non ho niente contro Cappellacci ma ho tanto contro la guida della Regione, perché non sta dimostrando né coraggio, né rispetto per le istituzioni”.
“Questo gruppo è la dimostrazione che l’indignazione c’è anche dentro il Palazzo, non soltanto fuori”, ha sottolineato Capelli. “Abbiamo scelto una linea politica trasparente, sobria. Vogliamo essere parte attiva nelle riforme, anziché cercare posti di governo”. In merito alla possibilità di nuovi ingressi nel gruppo, Capelli ha aggiunto: “Credo che noi possiamo essere un’avanguardia, penso che potremo contare su altri che non hanno avuto il coraggio per fare questo passo in un primo momento”.
Entrando nel merito delle scelte di governo, Diana ha attaccato: “La pastorizia e l’agricoltura sono abbandonate dalla Giunta regionale. Non è possibile che le misure del Por siano parcheggiate, che i pagamenti avvengano con otto mesi di ritardo. Ci sono centinaia di milioni di euro che rischiano di essere persi”. “Quello relativo alla pubblicità istituzionale è l’unico capitolo di bilancio totalmente impegnato, 42 milioni di euro gestiti discrezionalmente dalla Presidenza della Regione”, gli ha fatto eco Capelli.
I consiglieri di Sardegna Domani hanno indicato Diana come capogruppo, in attesa di completare la definizione dell’organigramma della nuova compagine consiliare.

venerdì, maggio 18, 2012

Provincia di Oristano, mobilitazione politica per evitare la cancellazione


 “La Provincia di Oristano non deve essere cancellata. L’istituzione dell’ente intermedio è una conquista che ha coronato una lotta durata molti anni, che ha coinvolto tutto il territorio. Se il risultato dei referendum dovesse determinare, seppure indirettamente, la sua scomparsa, il danno sarebbe incalcolabile”, dichiara il capogruppo del Popolo della Libertà in Consiglio regionale, Mario Diana, commentando la possibilità, paventata dai quattro esperti costituzionalisti incaricati dalla Presidenza del Consiglio regionale di studiare le conseguenze dell’esito della consultazione referendaria del 6 maggio, che l’abrogazione delle norme che hanno istituito le quattro Province regionali determini indirettamente una cancellazione di fatto degli enti intermedi preesistenti.
“Poiché il rischio è quanto mai concreto”, prosegue Diana, “è necessario che gli ambienti politici oristanesi, dal Presidente della Provincia ai consiglieri regionali, passando per i sindaci e per tutti i partiti e i movimenti del territorio, si mobilitino per evitare che ciò accada”.
“Oggi”, conclude il capogruppo, “è necessaria una mobilitazione analoga a quella, partita negli anni Sessanta, che ha portato nel 1974 all’istituzione della Provincia, affinché i diritti che con fatica siamo riusciti a vedere riconosciuti non vengano rimessi in discussione e i cittadini del territorio non debbano pagare sulla loro pelle le conseguenze di battaglie politiche che nulla hanno a che vedere con i loro legittimi interessi”.

martedì, maggio 15, 2012

Fiume Santo, investimenti mancati e strani interessi in un’interpellanza sulla centrale E.On.


 “Chi sta impedendo la costruzione del quinto gruppo a carbone nella centrale elettrica di Fiume Santo?” E’ ciò che chiede, in estrema sintesi, il capogruppo del Popolo della Libertà in Consiglio regionale, Mario Diana, che stamani ha tenuto una conferenza stampa per illustrare i contenuti dell’interpellanza sulla centrale di proprietà della multinazionale tedesca E.On. presentata insieme ai colleghi Tore Amadu, Nanni Campus e Antonello Peru.
“Il quinto gruppo a carbone è un’opera che mette in gioco 700 milioni di euro ed è l’unica infrastruttura energetica di queste dimensioni (si parla di 400 MegaWatt) autorizzata in Italia”, ha spiegato Diana. “Il piano industriale presentato da E.On. quando ha rilevato la centrale da Endesa era incentrato proprio sulla realizzazione del nuovo gruppo, in cambio della quale è stato concesso l’impianto di un parco fotovoltaico da 30 MW e la proroga dei vecchi gruppi ad olio combustibile, obsoleti ed inquinanti, fino al 31 dicembre 2013, data entro la quale dovranno essere definitivamente chiusi. A ciò si sarebbero dovuti aggiungere investimenti per altri 300 milioni per bonificare le aree inquinate dall’attività dei gruppo ad olio”.
“Nonostante gli impegni assunti, E.On. ha deciso di reinvestire in Brasile gli utili realizzati in Sardegna, aprendo la raccolta di manifestazioni di interesse da gruppi industriali intenzionati a portare a termine l’investimento per la costruzione del quinto gruppo”, ha proseguito Diana. “Secondo fonti sindacali, il gruppo Clivati-Indorama, che tanto di buono ha fatto e sta facendo per il polo chimico di Ottana, avrebbe manifestato formalmente il proprio interesse, senza però ricevere una risposta positiva da parte di E.On. Eppure, poche settimane fa, il premier Mario Monti è stato in ‘pellegrinaggio’ in Asia, in cerca di investitori, quali la thailandese Indorama, interessati a realizzare opere infrastrutturali in Italia. Nel contempo, però, il ministro Corrado Passera avallava sostanzialmente l’idea che non vi debbano essere investimenti in campo energetico in Sardegna. Perché il Governo non si attiva per favorire l’ingresso di un gruppo industriale pronto ad investire per creare occupazione e dare all’Isola una prospettiva di autonomia energetica? Perché non è intervenuto presso l’esecutivo tedesco per sostenere la trattativa già avviata?”
“Sembrerebbe esserci un problema legato ad interferenze italiane”, ha ipotizzato il capogruppo. “La gestione della rete elettrica è in mano a Terna, società del gruppo Enel, che a sua volta ha importanti interessi in Sardegna. Sono stati spesi 750 milioni per realizzare l’elettrodotto Sapei, che si giustifica solo se nell’Isola si produce energia in eccesso da trasferire verso il Continente. Quando chiuderanno i gruppi ad olio combustibile, Enel diventerà l’unico soggetto operante sul mercato energetico sardo e, con le centrali chiuse, il cavo Sapei servirebbe solo ad importare energia da vendere in Sardegna”.
“Nell’Isola abbiamo sempre sofferto la dipendenza energetica dal Continente”, ha sottolineato Campus, intervenuto in conferenza stampa con gli altri firmatari dell’interpellanza, per evidenziare la necessità di puntare all’autosufficienza. “Anche l’Enel è stata matrigna quando, venti anni fa, dopo aver sperimentato l’utilizzo dell’Orimulsion, più inquinante persino dell’olio combustibile, ha abbandonato la centrale, cedendola ad Endesa, per investire altrove. Oggi, oltre che inquinanti, i due gruppi ad olio sono pericolosi, perché hanno superato il loro limite massimo di vita”.
L’interpellanza, rivolta al Presidente della Regione e all’Assessore regionale all’Industria, è stata protocollata in mattinata e, subito dopo la discussione in Aula, sarà trasformata in mozione. “Non c’è alcuna responsabilità da parte del presidente Cappellacci e dell’assessore Zedda”, tiene a rimarcare Diana, “l’interpellanza serve per sollevare il problema, ma la responsabilità è tutta di E.On. e del Governo nazionale”.



INTERPELLANZA DIANA Mario – AMADU – CAMPUS – PERU sulla realizzazione del quinto gruppo a carbone in sostituzione delle due unità ad olio combustibile nella centrale termoelettrica di Fiume Santo


I sottoscritti,

PREMESSO che il Presidente del Consiglio dei Ministri e altri membri del Governo in carica si sono recentemente prodotti in un “pellegrinaggio” nei paesi asiatici al fine di convincere governi, fondi di investimento e imprese locali ad investire nel nostro Paese per realizzare opere in grado di consentire il rilancio dell’economia nazionale e la creazione di nuova occupazione;

CONSIDERATO che la multinazionale tedesca E.On. S.p.A., proprietaria della centrale termoelettrica di Fiume Santo, è in possesso da tempo delle autorizzazioni per la realizzazione nel sito di un nuovo gruppo di produzione alimentato a carbone;

VALUTATO che la realizzazione del nuovo gruppo, che prevede un investimento di circa 700 milioni di euro, può consentire l’impiego di mille lavoratori nei cinque anni necessari alla sua costruzione e, una volta entrato a pieno regime, di oltre 150 dipendenti diretti e 250 nell’indotto;

PRESO ATTO che il nuovo gruppo a carbone, situato accanto all’elettrodotto Sapei che collega la Sardegna alla Penisola, è un’opera strategica per il sistema energetico nazionale e regionale e necessaria per il miglior impiego dello stesso Sapei, costato oltre 700 milioni di euro al nostro Paese;

RAMMENTATO che la realizzazione del nuovo gruppo a carbone consentirebbe di limitare i gravi danni ambientali causati dai gruppi ad olio combustibile tuttora attivi, sebbene obsoleti e altamente inquinanti, nella centrale di Fiume Santo;

SOTTOLINEATO che E.On. ha manifestato l’intenzione di non procedere alla realizzazione del nuovo gruppo a carbone, che gode del consenso della Regione e degli Enti locali oltre che di ricchi incentivi pubblici, dirottando in altri Paesi, come il Brasile, i propri investimenti alimentati anche dai profitti fatti in Sardegna;

ACCLARATO quanto le scelte di politica economica della Germania mettano a rischio lo sviluppo di Paesi come il nostro, che vengono peraltro richiamati alla necessità di rispettare gli accordi internazionali sottoscritti (si veda la presa di posizione del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, contro la richiesta della Francia di individuare urgenti misure per lo sviluppo, così come riportata dalla stampa nazionale: “… è buona consuetudine europea che ci si attenga agli accordi che sono stati firmati”);

EVIDENZIATO che i mancati interventi per l’ammodernamento della centrale, oltre alla perdita delle opportunità predette, determineranno l’esubero di 100 dipendenti interni ed altrettanti indiretti in un’area industriale, quale quella di Porto Torres, già gravata da una gravissima crisi produttiva ed occupazionale;

VERIFICATO che E.On. non ha ancora provveduto ad eseguire la bonifica del sito, cui è tenuta da precisi obblighi di legge, rinviando così sine die la costruzione del nuovo impianto;

CONSIDERATO ALTRESI’ che la stampa locale ha riportato dell’interesse che la multinazionale thailandese Indorama Corporation, attiva nel settore della chimica industriale, insieme alla Clivati Impianti Elettrici s.r.l. (il cui impegno congiunto ha già consentito la ripresa produttiva ed occupazionale del polo chimico di Ottana), avrebbe manifestato ad E.On. relativamente alla realizzazione in sua vece del nuovo gruppo a carbone;


CHIEDONO DI INTERPELLARE
il Presidente della Regione e l’Assessore regionale all’Industria
affinché riferiscano

  • Quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di investire i massimi livelli istituzionali affinché intervengano presso i vertici aziendali di E.On. per scongiurare il disimpegno dall’investimento già autorizzato per il sito di Fiume Santo o, in alternativa, affinché siano prese in considerazione le eventuali offerte di soggetti interessati a realizzare l’impianto al posto dell’azienda tedesca;
  • Quali misure la Giunta regionale intende adottare per sollecitare al Governo italiano una presa di posizione nei confronti del Governo federale tedesco, che non perde occasione per mostrarsi attento al rispetto delle regole e degli accordi in essere, volta ad assicurare che E.On. rispetti le intese liberamente sottoscritte con la Regione Autonoma della Sardegna;
  • Se risponde al vero che l’offerta avanzata dal gruppo Indorama-Clivati sarebbe stata respinta da E.On. e, in caso affermativo, se tale rifiuto abbia indotto le due aziende a desistere definitivamente dall’iniziativa, determinando con ciò un gravissimo danno al territorio, sia in termini occupazionali che ambientali;
  • Se risponde al vero che il Ministero dello Sviluppo Economico, come riferito alle organizzazioni sindacali dalla stessa E.On., avrebbe condiviso l’intenzione dell’azienda di non costruire il nuovo gruppo a carbone, avallando di fatto il mantenimento in attività dei vecchi gruppi a olio combustibile anziché stigmatizzare il comportamento di un’azienda che non investe in un’opera così importante per l’occupazione e lo sviluppo del nostro Paese e che non avrebbe consentito di farlo ad uno dei soggetti che il Governo, con la sua missione in Asia, ha cercato di interessare;
  • Quali misure la Giunta regionale intende adottare per accertare l’adeguatezza della decisione assunta da Terna S.p.A., società del gruppo Enel S.p.A., di inserire la centrale di Fiume Santo tra i cosiddetti ‘impianti essenziali’ per il sistema energetico nazionale, corrispondendo così un compenso ad E.On. indipendentemente dall’effettivo funzionamento della centrale e disincentivando di fatto gli investimenti previsti per l’ammodernamento del sito produttivo;
  • Quali misure la Giunta regionale intende adottare al fine di contrastare il comportamento dilatorio di E.On. riguardo all’esecuzione delle bonifiche ambientali nel sito della centrale.

venerdì, maggio 11, 2012

Finanziaria 2012, l’impugnazione dimostra che non è Berlusconi il nemico dei sardi


 “La decisione del governo Monti di impugnare la legge finanziaria regionale dimostra una volta di più, qualora ce ne fosse bisogno, che non era certo l’esecutivo Berlusconi, come ha sempre cercato di far credere il centrosinistra, il nemico numero uno della Sardegna”, dichiara il capogruppo del Popolo della Libertà in Consiglio regionale, Mario Diana, nel commentare la decisione, assunta oggi dal Consiglio dei Ministri, di impugnare presso la Corte Costituzionale la manovra di bilancio della Regione per l’anno in corso.
“Se, fino a non molto tempo fa, le impugnative delle leggi regionali erano determinate dal fatto che a Palazzo Chigi sedeva Silvio Berlusconi, nemico giurato dei sardi”, prosegue Diana, “sarebbe interessante sapere ora dall’opposizione e soprattutto dal Partito Democratico, principale sponsor dell’esecutivo Monti, a cosa dobbiamo questo ben più sistematico accanimento contro le nostre leggi”.
“La verità”, conclude il capogruppo, “è che il Governo continua a manifestare un atteggiamento ostile nei confronti della Sardegna, strozzando la capacità finanziaria della Regione attraverso i vincoli del patto di stabilità e la mancata applicazione dell’articolo 8 dello Statuto, negando il suo impegno nell’affrontare le grandi vertenze occupazionali dell’Isola e disconoscendo nei fatti la nostra autonomia, evidentemente mal sopportata da un esecutivo che sventola quale unica bandiera quella del centralismo tecnocratico”.

mercoledì, maggio 02, 2012

Fiume Santo è vertenza di interesse nazionale, Monti intervenga presso Merkel


 “Tutti i livelli istituzionali, nessuno escluso, devono impegnarsi affinché Eon receda dalla sua intenzione di non procedere alla realizzazione del quinto gruppo a carbone nella centrale di Fiume Santo”, dichiara il capogruppo del Popolo della Libertà in Consiglio regionale, Mario Diana. “E’ impensabile che si possa perdere una simile opportunità di sviluppo per la Sardegna”.
“Eon possiede tutte le autorizzazioni necessarie per la costruzione della più grossa infrastruttura energetica che si possa realizzare oggi in Italia”, sottolinea Diana. “Un investimento di circa 700 milioni di euro, con oltre mille unità di personale da impiegare per quattro anni e mezzo solo per i lavori di costruzione, oltre alle centinaia che sarà necessario assumere per garantire il funzionamento della centrale a pieno regime. Dalle notizie che circolano, la multinazionale tedesca, che pure – grazie soprattutto all’impegno della Giunta regionale – in Sardegna ha sempre trovato tutte le porte spalancate, non sarebbe più disponibile ad affrontare l’investimento, vanificando così una straordinaria opportunità di sviluppo per l’Isola. Questo è un lusso che non possiamo permetterci”.
“Non si capisce per quale motivo il Presidente del Consiglio, Mario Monti, non abbia ancora fatto sentire la sua voce relativamente ad una vertenza di portata nazionale”, conclude il capogruppo. “Il presidente Monti, che sostiene di voler affiancare alla sua politica di tagli e austerità misure volte a favorire il rilancio dell’economia, vanta rapporti fin troppo buoni con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, nonostante dalla Germania non sia finora giunto un contributo determinante per aiutare l’Italia ad uscire dalla crisi. Viene allora spontaneo domandarsi cosa stia aspettando il capo del Governo ad intervenire presso la cancelliera per sensibilizzarla affinché l’azienda tedesca non rinunci agli investimenti programmati in Sardegna”.

sabato, aprile 21, 2012

Vertenza entrate, ora la Regione metta in mora lo Stato


Il pronunciamento della Corte Costituzionale, confermando quanto già affermato dalla Corte dei Conti, ha messo la parola fine alla vertenza con lo Stato sulle entrate erariali, riconoscendo una volta per tutte il diritto della Regione Sardegna ad iscrivere nel proprio bilancio le quote di compartecipazione che le spettano in base al dettato dell’art. 8 dello Statuto di Autonomia, senza dover attendere l’approvazione di alcuna norma di attuazione”, dichiara il capogruppo del Popolo della Libertà in Consiglio regionale, Mario Diana, commentando la sentenza con cui la Consulta ha respinto l’impugnativa proposta dal Governo nazionale contro il bilancio regionale.
“Ora che non può più sussistere alcun dubbio sulla legittimità delle richieste della Sardegna”, prosegue Diana, “la Regione deve adoperarsi per mettere in mora lo Stato affinché provveda immediatamente a versare nelle nostre casse quanto ci spetta, senza tergiversare ulteriormente come ha fatto finora, nella speranza che il governo Monti, che già più di una volta ha dimostrato uno scarso livello di attenzione e disponibilità nei nostri confronti, non intenda cercare altri cavilli giuridici o scuse da cattivo pagatore per non saldare i propri debiti”.
“Nel contempo, però”, conclude il capogruppo, “è necessario ottenere la rimodulazione del patto di stabilità che impedisce alla Regione di aumentare le proprie spese anche in presenza di un incremento delle entrate. Le due cose devono andare di pari passo, perché altrimenti le maggiori risorse che arriverebbero non potrebbero essere spese e la ‘vertenza entrate’ si risolverebbe in un buco nell’acqua”.

mercoledì, aprile 18, 2012

Taglio dei consiglieri regionali, avvio positivo ma l’iter è ancora lungo e complesso


L’approvazione in prima lettura al Senato della proposta di legge costituzionale per la riduzione a sessanta dei consiglieri regionali segna positivamente l’avvio del percorso parlamentare di un provvedimento fortemente richiesto dai cittadini sardi e importante per dare al popolo, in tempi di antipolitica dilagante, un segnale deciso di rigore e contenimento dei costi della politica”, dichiara il capogruppo del Popolo della Libertà in Consiglio regionale, Mario Diana, commentando il voto con cui Palazzo Madama ha dato il primo via libera alla proposta di modifica dello Statuto approvata dall’Assemblea di via Roma lo scorso ottobre.
“Ora non bisogna abbassare la guardia”, ammonisce però Diana. “L’iter della proposta è appena all’inizio e ci sono ancora diversi scogli da superare. Siamo certi che l’attenzione e l’impegno dei parlamentari sardi di tutti gli schieramenti non verranno meno e che il complesso procedimento di approvazione delle leggi costituzionali potrà essere portato a termine nel più breve tempo possibile e nel pieno e democratico rispetto dell’orientamento espresso dal Consiglio regionale in rappresentanza del popolo sardo”.

martedì, aprile 17, 2012

Borghezio, perché invece della Sardegna non vendere il dio Po?


Quando ho deciso di dedicare il mio impegno alla politica, l’ho fatto pensando di potermi occupare di cose, se non indispensabili, quantomeno utili per la vita dei cittadini. Questo, ovviamente, non dovrebbe contemplare l’avere a che fare con le fantasiose uscite di tale Mario Borghezio, di professione – parrebbe – parlamentare europeo”, dichiara il capogruppo del Popolo della Libertà in Consiglio regionale, Mario Diana, replicando a quanto affermato oggi dall’europarlamentare della Lega Nord durante la trasmissione KlausCondicio.
“Il pittoresco personaggio si è lanciato in un’altra delle sue estrose proposte: vendere la Sardegna, insieme alla Sicilia e alla Campania, per risanare il bilancio statale disastrato”, prosegue Diana. “Al netto della legittima curiosità di sapere se Borghezio, insieme alla Sardegna, intenda vendere anche i Sardi e con quale destinazione d’uso, viene istintivo replicare alla sua trovata proponendo un’alternativa non certo più peregrina: perché, invece, non vendere il Po? Sebbene sia comprensibile lo sconcerto che, nell’immediato, possono provare i leghisti davanti alla proposta di privarsi del fiume che venerano come un’improbabile – e certamente inconsapevole – divinità, la proposta sarebbe assai più facilmente praticabile rispetto a quella avanzata da Borghezio e oltretutto non presenterebbe la controindicazione di privare le casse statali delle entrate fiscali generosamente elargite dai diversi milioni di cittadini italiani residenti in Sicilia, in Campania e in Sardegna”.
“Con la cessione del fiume ai privati, lo Stato potrebbe ripianare gli ingenti debiti che ha nei confronti della Sardegna”, conclude il capogruppo, “che richiedono di essere onorati senza ulteriori indugi perché conseguenza di un dettato costituzionale che non si può pensare di piegare alle esigenze di cassa: fino a prova contraria, checché ne dica Borghezio, la Sardegna fa ancora parte della Repubblica italiana ed i suoi sacrosanti diritti devono essere riconosciuti fino in fondo. Anche a costo di rinunciare al dio Po”.

martedì, aprile 10, 2012

Amministrative, il Governo dimostra di agire in malafede nei confronti della Sardegna

Se dovesse essere confermata lintenzione del Governo di disimpegnarsi dal sostegno tecnico, informativo e finanziario alla Regione in occasione delle prossime elezioni amministrative, ci troveremmo davanti a una decisione di una gravità inaudita, una sorta disecessione al contrarioin cui la Sardegna si troverebbe di fatto esclusa dallo Stato italiano, dichiara il capogruppo del Popolo della Libertà in Consiglio regionale, Mario Diana, commentando le notizie relative alla nota con cui il capo del Dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dellInterno avrebbe annunciato il disimpegno del Dicastero dalla gestione della tornata amministrativa di primavera.

“Come se non bastassero i ritardi, che appaiono sempre più sospetti, accumulati dal ‘tavolo tecnico’ nel quale dovrebbero essere individuate le soluzioni ai vari problemi sollevati dalla Regione con la ‘vertenza Sardegna’”, prosegue Diana, “un nuovo, preoccupante segnale si va ad aggiungere a quelli che da tempo ci troviamo costretti a registrare a cadenza ormai quotidiana e che dimostrano ogni volta di più come il Governo in carica stia tenendo un comportamento in malafede nei confronti dell’Isola. Basti pensare che le spese per l’organizzazione della prossima tornata elettorale rientrerebbero nei vincoli del patto di stabilità, andando a ridurre ulteriormente il margine di manovra della Regione e sottraendo milioni di euro agli interventi finanziari già programmati per quest’anno”.

“Evidentemente, il governo Monti vede la Sardegna come un fastidio di cui sbarazzarsi al più presto, non certo come una Regione che fa parte dello Stato italiano alla pari di qualsiasi altra”, conclude il capogruppo. “Per questo è necessario mantenere alto il livello del confronto ed essere pronti alle azioni più eclatanti, non ultimo l’annullamento o il rinvio delle elezioni amministrative, perché ottenere da questo esecutivo ciò che spetta alla Sardegna, a cominciare dai diritti riconosciuti dallo Statuto di Autonomia, sarà un’impresa tutt’altro che semplice”.

lunedì, aprile 02, 2012

Attentato a ex sindaco di Lanusei, da gruppo Pdl “totale solidarietà”

Il gruppo del Popolo della Libertà in Consiglio regionale esprime totale solidarietà al coordinatore del partito per l’Ogliastra, Armando Loi, oggetto di un vile atto intimidatorio”, dichiara il capogruppo Mario Diana.

“La crescente frequenza con cui si susseguono gli attentati contro amministratori e politici locali sardi deve far riflettere”, sottolinea Diana. “In un momento storico caratterizzato da una crisi economica ed occupazionale senza precedenti e da un crescente malcontento nei confronti della politica, i nemici della democrazia pensano di avere campo libero per perseguire i loro interessi criminali a discapito dei cittadini”.

“Auspicando che i responsabili siano individuati quanto prima”, conclude il capogruppo, “è necessario che noi politici intensifichiamo gli sforzi per dare risposte rapide e concrete alle preoccupazioni della gente, in particolare in territori come l’Ogliastra che, in una Regione non certo felice come la Sardegna, soffrono una situazione di disagio più forte rispetto ad altri relativamente più fortunati. Non possiamo permettere che il malcontento generalizzato si trasformi in emergenza per l’ordine pubblico, compromettendo irrimediabilmente le speranze di sviluppo dell’Isola”.